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Screening: le sorveglianze “Passi” e “Passi d’argento” dell’Istituto Superiore di Sanità

Ultimo aggiornamento:
30 Settembre 2026

Tempo di lettura:
10 minuti

Di: MARIA MASOCCO, VALENTINA MINARDI, BENEDETTA CONTOLI, FEDERICA ASTA, VALENTINA POSSENTI

Immagine di copertina del vademecum

Screening: le sorveglianze “Passi” e “Passi d’argento” dell’Istituto Superiore di Sanità

Premesse metodologiche 

PASSI e PASSI d’Argento sono due sistemi di sorveglianza in  Sanità Pubblica sul modello della Behavioural Risk Factor Sur veillance (adottato in molti Paesi, dagli Stati Uniti all’Australia) e  raccolgono in continuo, attraverso indagini campionarie, infor mazioni su profilo di salute, stili di vita, fattori di rischio compor tamentali e prevenzione nella popolazione generale residente in  Italia. Entrambi coordinati dall’Istituto Superiore di Sanità (DPCM  del 3 marzo 2017 Registri e sorveglianze – GU Serie Generale n.  109 del 12-05-2017), si basano su raccolte dati attraverso la som ministrazione di questionari standardizzati da parte di opera tori socio-sanitari delle Aziende Sanitarie Locali (ASL), opportu namente formati, a campioni rappresentativi per genere ed età  della popolazione target (PASSI: 18-69 anni, PASSI d’Argento: 65  anni e oltre) iscritta alle liste sanitarie della ASL di residenza.  

PASSI, a regime dal 2008, e PASSI d’Argento dal 2016 sono quindi  due sistemi distinti ma accomunati dal medesimo disegno di stu dio e le stesse procedure di raccolta dati. Le domande sui fat tori di rischio comportamentali sono spesso sovrapponibili e gli  indicatori confrontabili, con alcune piccole differenze, ricondu cibili alla specificità della popolazione target di indagine. PASSI e PASSI d’Argento si caratterizzano pertanto come strumenti  interni al Sistema Sanitario Nazionale: le ASL raccolgono i dati  direttamente dai loro assistiti e ne utilizzano i risultati per l’azione  locale, le Regioni coordinano le attività di rilevazione nelle ASL e monitorano gli indicatori per la prevenzione; l’Istituto Superiore  di Sanità, con funzioni di indirizzo, sviluppo, formazione e ricerca  coordina la raccolta e garantisce il supporto tecnico-scientifico e il rigore metodologico nella realizzazione dell’indagine e nell’ana lisi dei risultati. La flessibilità di questi sistemi consente di inte grare il questionario per la raccolta standard con nuovi moduli di  interesse regionale e/o nazionale legati a nuovi bisogni conoscitivi  anche in situazioni di emergenza.  

In PASSI ogni anno vengono raccolte oltre 30mila interviste fra i  18-69enni (567mila interviste sono state complessivamente rea lizzate fra il 2008 e il 2024). Il numero complessivo di ASL parteci panti supera ogni anno il 90% delle aziende sul territorio italiano,  con un tasso di risposta da parte dei cittadini selezionati nel cam pione sempre intorno all’80%. Analoghe le performance in termini  di ASL partecipanti e tassi di risposta ottenute in PASSI d’Argento  che, ogni anno, colleziona circa 17mila interviste di ultra65enni.  Nel biennio 2023-2024, sono state realizzate complessivamente  70.604 interviste di 18-69enni in PASSI e 35.205 di ultra65enni in  PASSI d’Argento. La Regione Lombardia dal 2017 non partecipa  né al PASSI, né al PASSI d’Argento.

PASSI rileva informazioni sulla copertura dello screening mam mografico, chiedendo direttamente alle donne intervistate,  appartenenti alla popolazione target (donne 50-69enni), se e  quando hanno eseguito una mammografia al solo scopo preven tivo, ovvero in assenza di segni e sintomi, e se hanno sostenuto un  costo parziale o totale per eseguire l’esame, riuscendo in questo  modo a distinguere la partecipazione agli screening organizzati e  offerti gratuitamente dalle ASL dalla esecuzione di test di scree ning su iniziativa spontanea, ovvero fuori dai programmi organiz zati della ASL. I tempi con cui è stato fatto l’ultimo test di scree ning consente di distinguere le unità di popolazione target per lo  screening che si sono sottoposte al test nei tempi raccomandati  dalle linee guida italiane, contribuendo così alla stima della coper tura totale (dentro o fuori i programmi organizzati). I dati PASSI  2023-2024 mostrano che in Italia il 75% delle donne fra i 50 e i 69  anni si è sottoposto allo screening mammografico a scopo preventivo, all’interno di programmi organizzati o per iniziativa per sonale, secondo quanto raccomandato dalle linee guida nazionali e internazionali (che suggeriscono alle donne di questa classe di  età di sottoporsi a mammografia ogni due anni per la diagnosi  precoce del tumore al seno). La quota di donne che si sottopone  allo screening mammografico è maggiore fra quelle più istruite  o con maggiori risorse economiche, fra le donne di cittadinanza  italiana rispetto alle straniere e fra le donne coniugate o conviventi. La copertura dello screening mammografico disegna un  chiaro gradiente Nord-Sud con una copertura totale dell’86% al  Nord, dell’80% al Centro e solo del 62% nelle Regioni meridionali.  Il Friuli-Venezia Giulia (90%) è la Regione con la copertura maggiore, la Calabria (46%) quella con le coperture totali più basse.  Negli anni il gap geografico si è ridotto e la quota di donne che si  sottopone a mammografia a scopo preventivo è aumentata, grazie soprattutto all’aumento dell’offerta/adesione ai programmi  organizzati avvenuta ovunque nel Paese. Dalle analisi delle serie  storiche emerge anche che quando l’offerta/adesione ai pro grammi organizzati ha raggiunto coperture significative (come  nelle Regioni del Nord e del Centro) si riduce il ricorso a mammo grafia su iniziativa spontanea, mentre nelle Regioni meridionali  dove l’offerta ai programmi organizzati, seppur in aumento nel  tempo, resta ancora troppo bassa, il ricorso alla mammografia su  iniziativa spontanea continua ad aumentare, senza però essere in  grado di compensare la carenza di offerta/adesione ai programmi  organizzati, con il risultato che restano ampie le disuguaglianze  nel Paese nell’accesso alla prevenzione del tumore della mammella. La pandemia di COVID-19 nel 2020 e nel 2021 ha determinato una riduzione della copertura totale dello screening mammografico sia per una riduzione dell’offerta dei programmi da  parte delle ASL sia per un calo dell’adesione da parte delle donne  alle quali erano rivolti gli inviti. Nel 2022 la copertura dello screening ha ricominciato ad aumentare, arrivando nel 2024 a superare  i valori pre-pandemia. Non è trascurabile la quota di 50-69enni  che non si è mai sottoposta a una mammografia a scopo preventivo o lo ha fatto in modo non ottimale: una donna su dieci non  ha mai fatto un esame mammografico e quasi il 15% riferisce di  averlo eseguito da oltre due anni.

In Italia, dal 1° gennaio 2023, l’offerta attiva e gratuita del pro gramma di screening organizzato è stata rimodulata in funzione  dello stato vaccinale rispetto all’HPV così che si propone il Pap test, ogni tre anni, alle donne 25-29enni non vaccinate contro  l’HPV (o vaccinate con una sola dose di vaccino o con una seconda  dose somministrata dopo i 15 anni di età) e l’HPV-test, ogni 5 anni  a tutte le donne 30-64enni, incluse le vaccinate contro l’HPV (con  almeno 2 dosi somministrate entro i 15 anni) che ricevono il primo  invito allo screening a 30 anni con l’offerta dell’HPV-test, da ripe tere ogni 5 anni. 

Il sistema di sorveglianza PASSI ha adeguato di conseguenza la  raccolta e analisi dati per la copertura dello screening cervicale  e dalle stime per il biennio 2023-2024 emerge che in Italia il 78%  delle donne fra i 25 e i 64 anni di età si sottopone allo screening  cervicale a scopo preventivo, all’interno di programmi organizzati  o per iniziativa personale, secondo quanto raccomandato dalle  linee guida nazionali descritte nel paragrafo precedente. La quota  di donne che si sottopone allo screening cervicale è maggiore fra  le più istruite (84% fra le laureate vs 50% fra chi ha al più la licenza  elementare) o con maggiori risorse economiche (81% fra chi non  ha difficoltà vs 67% fra chi riferisce molte difficoltà economiche),  fra le cittadine italiane rispetto alle straniere (78% vs 69%) e fra le  coniugate o conviventi (80% vs 73%). La copertura dello screening  cervicale disegna un netto gradiente geografico Nord-Sud che  vede coperture mediamente pari all’84% nelle Regioni del Nord e  Centro Italia e 69% nelle Regioni del Sud (con coperture minime  per la Calabria, 59%). Nel tempo si registra un incremento statisti camente significativo della popolazione femminile che fa prevenzione, determinato da un aumento dell’offerta e adesione ai pro grammi di screening organizzati, e di contro si riduce il ricorso allo  screening su iniziativa spontanea. Tuttavia, anche per lo scree ning cervicale, l’emergenza sanitaria per la gestione della pande mia di COVID-19 si è tradotta, da un parte, in un ritardo e sostan ziale riduzione dell’offerta dei programmi di screening organizzati  da parte delle ASL (che solo in parte il ricorso allo screening su iniziativa spontanea è riuscito a compensare) e, dall’altra, in una  riduzione di adesione da parte della popolazione, con il risultato  che, nel 2020, la copertura subisce una significativa riduzione,  ancora non recuperata con valori lontani da quelli pre-pandemici.  L’adesione allo screening cervicale a scopo preventivo è maggiore  nell’ambito di programmi organizzati dalle ASL (47%) mentre una  quota inferiore, ma consistente, di donne (31%) fa prevenzione su  iniziativa personale, sostenendo del tutto o in parte il costo dell’esame. La geografia della copertura dello screening organizzato  riflette quella dell’offerta dei programmi stessi: nelle Regioni in  cui c’è una maggiore offerta, o l’offerta dei programmi è più effi cace (prevalentemente al Nord e al Centro Italia), il numero di  donne che aderiscono ai programmi organizzati è maggiore di  quello delle donne che fanno prevenzione su base spontanea  (59% vs 24% nel Nord e 49% vs 34% nel Centro). Nelle Regioni (in  prevalenza quelle meridionali) in cui l’offerta di programmi orga nizzati non è ancora sufficiente o non raggiunge efficacemente  la popolazione target di donne che si sottopone al test nell’am bito di programmi organizzati la copertura (35%) non è diversa  dalla quota di donne che lo fa su iniziativa spontanea (34%) con il  risultato che il numero totale di donne che fa prevenzione (dentro  o fuori i programmi organizzati) resta nel Meridione comunque  molto al di sotto dei valori raggiunti nel resto del Paese. Lo scre ening organizzato, offerto dalla ASL, si conferma uno strumento  di riduzione delle disuguaglianze sociali di accesso alla preven zione, in quanto rappresenta l’unica modalità per la gran parte  delle donne meno istruite e con maggiori difficoltà economiche  o straniere di fare prevenzione attraverso la diagnosi precoce del  tumore della cervice. Tra gli interventi per migliorare l’adesione  allo screening, si conferma essere efficace l’invito da parte della  ASL ma in associazione al consiglio ricevuto dal proprio medico di  fiducia o da un operatore sanitario. Infine, una quota non trascu rabile di donne 25-64enni intervistate riferisce di non essersi mai  sottoposta allo screening cervicale (11%). La motivazione più fre quentemente riferita per la mancata esecuzione dello screening  cervicale è quella di “penso di non averne bisogno”.

La copertura nazionale dello screening colorettale in Italia resta  ancora piuttosto bassa: nel biennio 2023-2024, il 47% degli inter vistati nella fascia di età 50-69 anni riferisce di aver eseguito uno  degli esami per la diagnosi precoce dei tumori colorettali a scopo  preventivo nei tempi e modi raccomandati dalle linee guida nazio nali e internazionali (ricerca del sangue occulto fecale negli ultimi  due anni oppure colonscopia/rettosigmoidoscopia negli ultimi  cinque anni). Vi è una forte variabilità da Nord a Sud a sfavore delle  Regioni meridionali dove la quota di persone che si sottopone allo  screening raggiunge appena il 30%, nel biennio 2023-2024, valore  che raggiunge il 55% nelle Regioni centrali e il 62% fra i residenti  nel Nord Italia. La gran parte delle persone che ha effettuato lo  screening colorettale lo ha fatto nell’ambito di programmi orga nizzati dalle ASL (39%), mentre quello eseguito su base spontanea  (ossia al di fuori dell’offerta delle ASL) è poco frequente (quasi 8%).  Dal 2010, la copertura totale dello screening colorettale (dentro e  fuori i programmi organizzati) è andata aumentando significati vamente in tutto il Paese, grazie all’aumento dell’offerta dei pro grammi e dell’adesione dei cittadini.

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