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Protesi mammarie ed il rischio di linfoma

Ultimo aggiornamento:
23 Settembre 2026

Tempo di lettura:
5 minuti

Di: ARIANNA DI NAPOLI

Immagine di copertina del vademecum

Protesi mammarie ed il rischio di linfoma

Le protesi mammarie sono dei dispositivi medici regolamentati  nel nostro Paese dal Decreto Legislativo 46/1997 in attuazione  della Direttiva Europea 93/42/EEC, che stabilisce i criteri da utilizzare nella loro progettazione e realizzazione. Esse appartengono alla classe III (la classe di rischio più alta), per la cui immissione sul mercato è necessario il rilascio della certificazione CE da  parte degli organismi preposti. Le protesi attualmente vengono  utilizzate sia per ragioni estetiche che a scopo ricostruttivo nelle  pazienti sottoposte a mastectomia per tumore al seno.  

Quanti tipi di protesi mammarie esistono?  

Esistono vari tipi di protesi. In particolare, sono disponibili di forma  tonda con una superficie sia liscia che ruvida (macro o micro  testurizzata) o di forma a goccia (anatomica) per mimare la naturale forma della mammella, ma solo con superficie testurizzata.  Entrambe sono disponibili in un’ampia gamma di misure, per adattarle alle esigenze di ogni paziente. Il loro contenuto può essere  di silicone o di soluzione salina; esistono inoltre protesi a doppia  camera, con al centro il silicone ed intorno la soluzione salina. In  Europa la maggior parte delle protesi impiantate negli ultimi 20  anni è di tipo testurizzato, mentre in America le protesi sono principalmente di tipo liscio.  

Che cos’è il linfoma anaplastico a grandi cellule associato a  protesi mammarie (BIA-ALCL)?  

Il BIA-ALCL (Breast Implant Associated Anaplastic Large Cell Lymphoma) è una rara forma di tumore maligno che si sviluppa a  ridosso di impianti mammari posizionati sia per finalità estetiche  che ricostruttive. Il tumore origina dai linfociti T, un tipo di cellula  del sistema immunitario, che dopo un tempo medio di circa 9 anni  dall’impianto, si trasforma in una cellula linfomatosa che si molti plica creando un accumulo di liquido (sieroma) tra la protesi e la capsula fibrosa peri-protesica (una sorta di tessuto cicatriziale che circonda la protesi).  

In una minoranza di pazienti la neoplasia si manifesta come una massa solida che cresce nei tessuti circostanti la protesi e/o con un ingrandimento dei linfonodi ascellari, oppure con un eritema (arrossamento patologico) della cute della mammella.  

Il BIA-ALCL va differenziato da un’altra forma di linfoma che può  insorgere nelle pazienti portatrici di impianti medicali, tra cui le  protesi mammarie: il linfoma a grandi cellule B associato a fibrina  (Fibrin associated Large B cell Lymphoma) in cui le cellule neoplastiche mostrano segni di infezione da parte del virus di Epstein  Barr. Ad oggi nella letteratura internazionale sono stati descritti 16  casi tra cui un solo caso italiano.  

Un altro tumore raro che può insorgere in associazione alle protesi  mammarie è il carcinoma squamoso (BIA-SCC) di cui la Food and  Drug Administration americana (FDA) ne riporta 19 casi alla data  dell’8 Marzo 2023. Nessun caso è stato riportato in Italia.  

Come si fa la diagnosi e che andamento clinico ha il BIA-ALCL?  La diagnosi si ottiene con l’esame citologico del sieroma aspirato  sotto guida ecografica o tramite l’esame istologico di un frammento della massa tumorale o del linfonodo ingrandito prelevato  mediante la biopsia chirurgica. La prognosi è generalmente ottima  quando ad una diagnosi tempestiva fa seguito la rimozione delle  protesi, della capsula periprotesica e dell’intero tessuto tumorale.  

Cosa devono fare le donne portatrici di protesi testurizzate?  Lo SHEER (Scientific Committee on Health Environmental and  Emerging Risks) ha rammentato l’importanza di un attento  follow-up clinico delle pazienti portatrici di protesi mamma rie, sia a scopo estetico che ricostruttivo, al fine di favorire una  diagnosi precoce ed un trattamento tempestivo del BIA-ALCL,  che risulta in questo modo ampiamente curabile. In particola re, sarà il medico di riferimento, chirurgo plastico o senologo, ad indicare periodicità e tipologia di esami (Ecografia/Risonanza Magnetica).  

Il Ministero della Salute Italiano sta monitorando attivamente i casi  clinici sul territorio anche grazie alle diverse opere di sensibilizza zione e di informazione degli operatori sanitari, attuate con la divulgazione di circolari comprendenti le linee guida del percorso dia gnostico terapeutico assistenziale (PDTA) ed il consenso informato  da sottoporre alle pazienti prima dell’impianto (entrambi docu menti redatti dal Tavolo Tecnico permanente sul BIA-ALCL istituito  dal Ministero nel 2019). Recentemente, inoltre, la circolare ministeriale del 5 Giugno 2024 consente l’impianto di protesi mammaria a  fini estetici soltanto su coloro che abbiano compiuto la maggiore  età, ad eccezione dei soggetti con gravi malformazioni congenite  certificate da un medico convenzionato con il Servizio Sanitario  Nazionale o da una struttura sanitaria pubblica.  

Qual è l’incidenza del BIA-ALCL?  

Al 30 giugno 2024 il numero di casi globali di BIA-ALCL riportati  dall’FDA erano 1380 di cui 64 decessi, mentre la Società Americana  di Chirurgia Plastica ne riporta 1618 alla data del 30 Maggio 2025. In  Italia al 31 marzo 2026 risultano segnalati 141 casi con due decessi  con una incidenza stimata tra 2.7 e 6.3 casi ogni 100.000 pazienti  impiantati. Secondo l’FDA il linfoma si sviluppa in egual misura sia  nelle pazienti portatrici di protesi per scopi ricostruttivi (16% dei  casi) che per fini estetici (16% dei casi), mentre non se ne conosce  il motivo nel 68% dei casi.

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