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Quando i trattamenti attivi non sono più efficaci

Ultimo aggiornamento:
30 Settembre 2026

Tempo di lettura:
3 minuti

Di: GIUSEPPE CASALE

Immagine di copertina del vademecum

Quando i trattamenti attivi non sono più efficaci

Ci sono momenti in cui, nonostante tutti i progressi della medicina, le terapie disponibili non riescono più a fermare la malattia.

È una comunicazione difficile, sia per il medico sia per il paziente e la sua famiglia: significa che non esistono più cure in grado di
guarire o controllare efficacemente la patologia. Negli ultimi anni la medicina, soprattutto in ambito oncologico, ha compiuto enormi passi avanti. Sempre più persone guariscono e molti tumori possono essere tenuti sotto controllo a lungo grazie a nuovi farmaci, tecniche chirurgiche e trattamenti radioterapici. In particolare, molti tumori femminili oggi possono essere gestiti
come malattie croniche.

Esistono però situazioni in cui la malattia continua a progredire nonostante le cure. Quando il tumore interessa organi come ossa, polmoni, fegato o cervello, possono comparire sintomi importanti, come dolore, difficoltà respiratoria, stanchezza intensa o altri disturbi che compromettono la qualità della vita. In questi casi il medico specialista può decidere di sospendere i cosiddetti “trattamenti attivi” e affidare il paziente alle Cure Palliative. Questo non significa smettere di curare la persona, ma cambiare obiettivo: non più combattere la malattia a ogni costo, bensì garantire la migliore qualità di vita possibile.
Purtroppo le Cure Palliative vengono ancora spesso associate solo agli ultimi giorni di vita. In realtà il loro scopo è aiutare la persona a vivere nel modo più sereno e dignitoso possibile, controllando sintomi come dolore, affanno, nausea, ansia e insonnia. Numerosi studi dimostrano che iniziare precocemente le Cure Palliative permette ai pazienti di vivere meglio e, in alcuni casi, anche più a lungo.

Le Cure Palliative evitano inoltre esami inutili o troppo pesanti quando non porterebbero benefici concreti. Tac, risonanze, ecografie o analisi del sangue vengono eseguiti solo se realmente utili a migliorare il benessere della persona.

La paura più grande, per chi affronta una malattia avanzata, è sentirsi abbandonato. Le Cure Palliative nascono proprio per evitare questo. Il termine deriva dal latino pallium, che significa “mantello”: un’immagine che richiama protezione e vicinanza.
Le équipe specializzate di Cure Palliative si prendono cura non solo dei sintomi fisici, ma anche degli aspetti psicologici, sociali e spirituali del paziente e della sua famiglia. L’obiettivo è accompagnare la persona con competenza, rispetto e umanità, garantendole dignità e attenzione fino all’ultimo momento della vita.

Le Cure Palliative non sono abbandono terapeutico e non sono accanimento terapeutico. Rappresentano invece una cura centrata sulla persona, perché non si tratta soltanto di aggiungere giorni alla vita, ma di dare vita ai giorni.

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