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Rischio oncologico eredo-famigliare

Ultimo aggiornamento:
30 Settembre 2026

Tempo di lettura:
5 minuti

Di: MARIA PIANE, SIMONA PETRUCCI

Immagine di copertina del vademecum

Rischio oncologico eredo-famigliare

La genetica studia il modo in cui i tratti ereditari passano da una generazione all’altra e le alterazioni di singoli geni che possono causare o predisporre alle malattie genetiche, mediante lo studio di dna genomico, solitamente ottenuto da prelievo di sangue venoso.
La genomica, invece, si occupa di gruppi di geni espressi in uno specifico tessuto, delle loro funzioni e di come interagiscono tra loro. Entrambe hanno un ruolo nello sviluppo e nel trattamento di molte forme di cancro. Il tumore è una patologia con eziologia multifattoriale, influenzata da fattori ormonali, metabolici, ambientali, immunitari e genetici.

Quale può essere l’origine dei tumori?

I tumori possono essere sporadici, familiari ed ereditari. I tumori sporadici si manifestano con un solo caso in famiglia e sono generalmente causati da varianti genetiche, chiamate “somatiche”, che originano in una o più cellule del nostro organismo. Queste varianti acquisite non vengono trasmesse ai figli.
I tumori familiari coinvolgono più di due collaterali (parenti) nello stesso ramo familiare e possono derivare da più fattori genetici o da esposizioni ambientali comuni. I tumori ereditari, invece, sono associati ad una predisposizione genetica specifica, correlata alla presenza di varianti dette “costituzionali” o “germinali”, presenti in tutte le cellule del corpo e trasmissibili alla progenie (prole). Sono varianti che conferiscono al portatore un aumento di rischio di cancro rispetto alla popolazione generale. In altre parole, non si eredita il tumore ma il possibile rischio di svilupparlo. Importante ricordare che entrambi i sessi possono ereditare varianti deleterie e trasmetterle a loro volta ai figli.

Secondo gli ultimi dati (fonte AIOM AIRTUM 2025) si può stimare che in italia siano almeno tra i 20.000 E i 40.000 I pazienti portatori di una variante patogenetica che ogni anno si ammalano di cancro.

Tra i casi più frequenti si riscontrano: tumore del seno (8.385), Colon retto (2.922), Polmone (2.690), Prostata (2.412) E pancreas (1.902). Negli ultimi 30 anni sono stati identificati più di 150 geni le cui varianti patogenetiche conferiscono un rischio moderato o alto di tumore (da 2 a 20 volte). Fra le più comuni citiamo le varianti deleterie nei geni BRCA1/BRCA2, che aumentano il rischio di sviluppare tumori della mammella e dell’ovaio. Tuttavia, mutazioni in questi geni non interessano esclusivamente le donne. Anche gli uomini possono ereditare varianti deleterie e trasmetterle a loro volta ai figli. Gli uomini portatori sono maggiormente predisposti al carcinoma mammario maschile o al tumore della prostata. Il rischio di trasmissione di una variante patogenetica in brca1 o brca2 dal genitore portatore ai figli è del 50%.

Le varianti patogenetiche nei geni del sistema di riparazione del dna (MMR) - MLH1, MSH2, MSH6 e PMS2, insieme alle delezioni del gene EPCAM - sono relativamente frequenti e rappresentano la causa della sindrome di Lynch (SL). Si tratta di una condizione ereditaria con una frequenza che varia da 1 persona ogni 660 a 1 ogni 2000, a seconda della popolazione, e che comporta un aumento del rischio di sviluppare diversi tumori nel corso della vita. I più comuni sono il carcinoma del colon-retto e il carcinoma endometriale, che spesso compaiono già dalla quinta decade, quindi prima rispetto ai tumori non ereditari. La SL può essere associata anche a tumori dell’ovaio, dello stomaco, dell’intestino tenue, delle vie urinarie, del pancreas, delle vie biliari, del sistema nervoso centrale (soprattutto tumori gliali) e a particolari tumori cutanei come adenomi e carcinomi sebacei e cheratoacantomi.
Il difetto di riparazione del DNA può essere identificato analizzando il tessuto tumorale, in particolare nei carcinomi del colon. La presenza di instabilità dei microsatelliti o la perdita di espressione delle proteine mmr sono segnali importanti che permettono di indirizzare il paziente alla consulenza genetica per verificare la presenza di una variante ereditaria. Come per tutte le condizioni autosomiche dominanti, anche nella sindrome di Lynch il rischio che un genitore portatore trasmetta la variante ai figli è del 50%.

Cosa fare se in famiglia ci sono stati alcuni tipi di cancro?

In quelle famiglie in cui vi sono stati uno o più casi delle forme di cancro sopra menzionate (soprattutto se insorti in giovane età) va
preso in considerazione un eventuale percorso di consulenza onco-genetica.
La consulenza genetica è un passaggio fondamentale per chi potrebbe avere una predisposizione ereditaria a una malattia, anche
in ambito oncologico. È un atto medico strutturato che permette di valutare la storia familiare e il rischio personale, scegliere il test genetico più appropriato, illustrandone vantaggi e limiti e raccogliendo il consenso informato dedicato, interpretarne correttamente i risultati e spiegare le implicazioni per il paziente e per i suoi familiari.
Esiste la possibilità di individuare all’interno del nucleo familiare le persone sane con alterazioni genetiche che determinano una predisposizione alle malattie oncologiche.

Sarà opportuno valutare i familiari a rischio in sede di consulenza genetica (solitamente i familiari di primo grado a rischio di aver ereditato o trasmesso la variante deleteria).

Ciò permette di individuare strategie di prevenzione, oppure di sorveglianza attiva con esami frequenti per avere una diagnosi precoce di tumore.

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