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Collo dell’utero, endometrio e ovaio

Ultimo aggiornamento:
23 Settembre 2026

Tempo di lettura:
12 minuti

Di: DOMENICA LORUSSO, MARIACHIARA PADERNO, ELENA GIUDICE, ILARIA SABATUCCI, MARGHERITA TURINETTO

Immagine di copertina del vademecum

Collo dell’utero, endometrio e ovaio

Negli ultimi anni, i tumori ginecologici hanno conosciuto un’impor tante evoluzione, sia sul piano diagnostico che su quello terapeu tico. Accanto alla chirurgia e alla chemioterapia tradizionale, si sono  affermate nuove strategie di cura sempre più personalizzate, come  le terapie target e l’immunoterapia, che consentono di migliorare  l’efficacia dei trattamenti e la qualità di vita delle pazienti.

La prevenzione, attraverso controlli regolari e uno stile di vita sano,  resta un elemento fondamentale per ridurre il rischio di malattia e  favorire diagnosi tempestive. 

In alcuni casi, il rischio può essere legato a fattori genetici, come  nella sindrome di Lynch, associata in particolare ai tumori dell’endometrio e dell’ovaio, e alle sindromi eredo-familiari correlate alle  mutazioni dei geni BRCA1 e BRCA2, che rappresentano una delle  principali cause di tumore ovarico ereditario.  

Conoscere la propria storia familiare e accedere, quando indicato,  alla consulenza genetica è fondamentale, così come rivolgersi a  centri specializzati per un percorso di cura completo e multidisciplinare.

Il tumore del collo dell’utero è una neoplasia che colpisce la cervice, la parte inferiore dell’utero che si apre nella vagina. È tra i tumori ginecologici più comuni nei Paesi in via di sviluppo e rappresenta il quarto tumore più frequente tra le donne nel mondo. 

Qual è il principale fattore di rischio? 

Il principale fattore di rischio è l’infezione persistente da papilloma virus umano (HPV), in particolare dai ceppi ad alto rischio onco geno, come HPV-16 e HPV-18. La trasmissione avviene prevalente mente per via sessuale.

DATI EPIDEMIOLOGICI 

In Italia stimate 2.382 nuove diagnosi ogni anno, nel mondo si  contano circa 570.000 nuovi casi di tumore del collo dell’utero e  oltre 300.000 decessi. Nei Paesi sviluppati, la diffusione della vac cinazione anti-HPV e dei programmi di screening ha ridotto  significativamente l’incidenza e la mortalità della malattia. Nei Paesi in via di sviluppo, invece, questi numeri restano alti per la  minore accessibilità ai programmi di prevenzione e cura. 

L’HPV può causare anche altri tumori, tra cui quelli della vulva, della  vagina, del pene, dell’ano, del cavo orale e dell’orofaringe, interes sando sia le donne sia gli uomini. 

La prevenzione: la vaccinazione contro l’HPV e lo screening regolare 

In Italia, la vaccinazione anti-HPV è raccomandata e offerta gratuitamente a ragazze e ragazzi a partire dagli 11 anni di età. Il ciclo vaccinale prevede due dosi a distanza di 6 mesi; se iniziato dopo i 15 anni, sono necessarie tre dosi. 

La vaccinazione è raccomandata prima dell’inizio dell’attività ses suale. È inoltre previsto un recupero gratuito per le donne fino ai  26 anni e per gli uomini fino ai 18 anni, se non vaccinati o con ciclo  incompleto, con alcune differenze tra le diverse regioni. 

Il vaccino è efficace anche in età adulta, con evidenze che ne sup portano l’uso fino ai 45 anni, ed è indicato anche per le persone  sessualmente attive. 

I vaccini attuali proteggono contro i 9 sierotipi più pericolosi e con sentono di prevenire oltre il 90% dei tumori correlati all’HPV. 

Il Pap test consente di individuare alterazioni cellulari della cervice  che potrebbero evolvere in tumore. In Italia è generalmente racco mandato ogni 3 anni tra i 25 e i 29 anni. L’HPV test rileva invece il DNA del virus nella cervice uterina ed è più sensibile nell’identificare infezioni da ceppi ad alto rischio oncogeno. Viene racco mandato ogni 5 anni, generalmente a partire dai 30 anni, da solo  o insieme al Pap test secondo i protocolli regionali. 

Come si tratta il tumore del collo dell’utero? 

Il trattamento dipende dallo stadio della malattia e dalle condizioni  della paziente. 

Le principali opzioni terapeutiche includono: 

  • Chirurgia: può consistere in una conizzazione (asportazione  di una piccola parte della cervice), una trachelectomia (rimo zione della cervice conservando l’utero) o un’isterectomia  (rimozione dell’utero, totale o radicale). 
  • Radioterapia: può essere esterna o interna (brachiterapia) e  può essere utilizzata da sola o in associazione alla chemiotera pia e, in alcuni casi, all’immunoterapia. 
  • Chemioterapia: impiegata nelle forme avanzate o metastati che, talvolta in combinazione con immunoterapia e farmaci  antiangiogenici. 

Quali sono le prospettive future per il tumore del collo  dell’utero? 

La combinazione di vaccinazione, screening e trattamenti mirati ha già portato a importanti risultati nella riduzione della mortalità. 

Promuovere l’educazione, garantire l’accesso ai programmi di  prevenzione e assicurare trattamenti adeguati rappresentano  elementi fondamentali per continuare a contrastare questa  malattia e migliorare la salute delle persone affette da tumore  della cervice uterina.

Il tumore dell’endometrio è una neoplasia maligna che colpisce  il rivestimento interno dell’utero. È il tipo più comune di tumore  dell’utero, si manifesta soprattutto dopo la menopausa e rappresenta il tumore ginecologico più frequente nei Paesi sviluppati. 

DATI EPIDEMIOLOGICI 

In Italia si stimano 8.652 nuove diagnosi, si registrano circa 382.000  nuovi casi all’anno nel mondo, con incidenza più alta nei Paesi sviluppati. La sopravvivenza è buona se il tumore viene diagnosticato  precocemente, ma si riduce sensibilmente nelle forme avanzate.  

Quali sono i principali fattori di rischio per il tumore  dell’endometrio? 

Il rischio di sviluppare il tumore dell’endometrio aumenta con l’età,  in particolare dopo i 50 anni. Tra i principali fattori ci sono l’obesità,  che comporta livelli più alti di estrogeni, e una storia riproduttiva  caratterizzata da menarca precoce, menopausa tardiva o assenza  di gravidanze. 

Anche l’uso di terapia ormonale sostitutiva con soli estrogeni dopo la menopausa può aumentare il rischio. Altri elementi da considerare sono la Sindrome dell’Ovaio Policistico (PCOS), recentemente  denominata Sindrome Ovarica Poliendocrino-Metabolica (PMOS),  e una predisposizione genetica, come la sindrome di Lynch, che  comporta un rischio più elevato per vari tumori, incluso quello  dell’endometrio. 

Esistono misure di prevenzione per il tumore dell’endometrio? A differenza di altri tumori ginecologici, non esiste un programma  di screening per la popolazione generale; per questo è fondamentale non sottovalutare eventuali sintomi. 

Alcune strategie possono comunque contribuire a ridurre il rischio.  Mantenere uno stile di vita sano è fondamentale: seguire una dieta  equilibrata, praticare attività fisica regolare e mantenere un peso  adeguato aiuta a controllare i livelli ormonali.

L’uso prolungato di contraccettivi orali combinati può avere un  effetto protettivo. Per chi segue una terapia ormonale sostitutiva  dopo la menopausa, è importante associare il progesterone agli  estrogeni, sotto indicazione medica. 

Le persone con fattori di rischio genetici o familiari, come la Sin drome di Lynch, dovrebbero effettuare controlli regolari presso centri specialistici. Inoltre, evitare il fumo e limitare il consumo di alcol  può contribuire alla prevenzione generale dei tumori. 

Quali sono i sintomi più frequenti e come si fa diagnosi? Il sintomo più frequente è il sanguinamento vaginale anomalo, che deve sempre essere valutato dal medico. Possono comparire  anche dolore pelvico, perdite vaginali insolite e perdita di peso  non intenzionale nelle fasi avanzate. La diagnosi si basa su esame  pelvico, ecografia transvaginale e biopsia endometriale. In alcuni  casi si ricorre a isteroscopia e a esami di imaging, come risonanza  magnetica (RM) o tomografia computerizzata (TC), per valutare l’estensione della malattia. 

Come si tratta il tumore dell’endometrio? 

Il trattamento dipende dallo stadio della malattia. La chirurgia è spesso il primo passo e prevede l’asportazione dell’utero, con eventuale rimozione di ovaie e linfonodi. A seconda dei casi, si può associare radioterapia, chemioterapia o terapia ormonale, quest’ultima  indicata anche per le pazienti che desiderano preservare la fertilità. 

Che ruolo ha l’immunoterapia nel trattamento del tumore  dell’endometrio? 

Le scelte terapeutiche sono sempre più personalizzate anche  sulla base delle caratteristiche molecolari del tumore. L’immunoterapia rappresenta oggi un’opzione importante nel trattamento del tumore dell’endometrio avanzato o ricorrente. Può essere utilizzata in combinazione con la chemioterapia già nelle fasi iniziali del  trattamento (prima linea), oppure da sola nelle fasi successive. I farmaci immunoterapici, come gli inibitori dei checkpoint immunitari  (anti-PD-1 e anti-PD-L1), aiutano il sistema immunitario a riconoscere  e distruggere le cellule tumorali e risultano particolarmente efficaci  nei tumori con alterazioni genetiche specifiche come dMMR o MSI-H.

Il tumore ovarico è una neoplasia che si sviluppa nelle ovaie, organi  riproduttivi responsabili della produzione di ovuli e di ormoni  come estrogeni e progesterone. Pur essendo definito “ovarico”,  può originare anche dalle tube di Falloppio o dal peritoneo, strutture strettamente correlate. Può derivare dalle cellule epiteliali  (superficiali), dalle cellule germinali (coinvolte nella produzione di  ovociti) o dal tessuto stromale (che produce ormoni). 

DATI EPIDEMIOLOGICI 

In Italia si stimano 5.423 nuove diagnosi. È il quinto tumore più  frequente tra le donne e la prima causa di morte per tumore  ginecologico. Ogni anno si registrano oltre 310.000 nuovi casi e  più di 207.000 decessi nel mondo, con un’incidenza maggiore  nei Paesi sviluppati. 

Quali sono i fattori di rischio associati al tumore ovarico? Il rischio di sviluppare un tumore ovarico aumenta con l’età,  soprattutto dopo i 50 anni. Anche la familiarità gioca un ruolo  importante: avere parenti stretti con tumori ovarici o mammari  può indicare una predisposizione genetica, in particolare in pre senza di mutazioni nei geni BRCA1 e BRCA2, o della sindrome di  Lynch. Tra i fattori di rischio rientrano anche l’endometriosi, alcune  terapie ormonali in menopausa (a base di soli estrogeni), la nulli parità e una storia personale di altri tumori ginecologici o intesti nali. Infine, uno stile di vita poco sano, con obesità e dieta ricca di  grassi saturi, può contribuire all’aumento del rischio. 

È possibile una prevenzione per il tumore ovarico? Attualmente non esistono programmi di screening efficaci per la prevenzione del tumore ovarico nella popolazione gene rale. Nei soggetti ad alto rischio genetico, come quelli con muta zioni BRCA o sindrome di Lynch, è possibile ridurre il rischio con  l’asportazione preventiva di tube e ovaie. In questi casi possono essere proposti controlli periodici con visita ginecologica, ecogra fia transvaginale e talvolta dosaggio del CA-125, pur in assenza di  evidenze definitive sulla riduzione della mortalità. Tra i fattori pro tettivi, si segnalano l’uso prolungato della pillola contraccettiva e  uno stile di vita sano, con dieta equilibrata, attività fisica e con trollo del peso. 

Come viene diagnosticato il tumore ovarico? 

La diagnosi precoce del tumore ovarico è difficile, poiché i sintomi  iniziali sono spesso vaghi e poco specifici. Tra i segnali più comuni  vi sono gonfiore addominale, dolore pelvico, senso di sazietà pre coce e bisogno frequente di urinare. 

In presenza di questi sintomi, il medico esegue una visita gineco logica e può prescrivere un’ecografia transvaginale per valutare  ovaie e utero. Esami più approfonditi, come TC o risonanza magnetica, aiutano a capire se il tumore si è diffuso. Il marker CA-125 nel  sangue può essere un indicatore utile, anche se non specifico. La  conferma della diagnosi si ottiene con una biopsia, analizzando un  campione di tessuto. 

Quali sono i trattamenti disponibili per il tumore ovarico? Il trattamento del tumore ovarico dipende dallo stadio della malat tia e dalle condizioni generali della persona e si basa generalmente  su una combinazione di chirurgia e chemioterapia. 

L’intervento chirurgico mira a rimuovere tutto il tumore visibile,  spesso includendo ovaie, tube, utero e linfonodi. 

  • Chemioterapia: solitamente somministrata dopo l’intervento,  può essere utilizzata anche prima dell’intervento per ridurre la  massa tumorale. 
  • Terapie mirate: includono farmaci diretti contro specifici ber sagli molecolari, come i PARP inibitori, utilizzati soprattutto  come terapia di mantenimento dopo la chemioterapia; far maci antiangiogenici, che bloccano la formazione di nuovi vasi  sanguigni necessari alla crescita del tumore; e anticorpi far maco-coniugati (ADC), approvati per alcune forme di malat tia platino-resistente. 
  • Immunoterapia: alcuni studi clinici hanno mostrato risul tati promettenti, soprattutto nella malattia platino-resistente  e in combinazione con la chemioterapia. Agisce stimolando  il sistema immunitario a riconoscere e contrastare le cellule  tumorali. 

Quali sviluppi ci sono per il trattamento del tumore ovarico? 

La ricerca è in continuo progresso, con studi su terapie combinate e trattamenti sempre più personalizzati. Sono inoltre in valutazione nuovi marcatori biologici, utili per una diagnosi più precoce e per monitorare con maggiore precisione la risposta alle cure.  

Parallelamente, sono in sviluppo diversi ADC per il tumore ovarico, uno dei quali è già approvato per la malattia platino‑resistente. Nel loro insieme, questi avanzamenti mirano  a migliorare le possibilità di cura e la qualità di vita delle pazienti. 

Ci sono mutazioni genetiche che aumentano il rischio  di tumore ovarico? 

Le mutazioni ereditarie dei geni BRCA1 e BRCA2 sono respon sabili di circa il 15–20% dei tumori ovarici epiteliali. Le persone con  mutazione BRCA1 hanno un rischio di sviluppare il tumore ovarico  tra il 39% e il 46%, mentre con BRCA2 il rischio è tra il 10% e il 27%.  Anche la Sindrome di Lynch, legata a mutazioni nei geni coinvolti  nella riparazione del DNA, è associata a un aumento del rischio di  tumore ovarico, fino a circa il 12%.

SINDROME DI LYNCH E RISCHIO DI TUMORI GINECOLOGICI 

È una condizione ereditaria legata a mutazioni dei geni coinvolti nella riparazione del DNA (MMR) e aumenta il rischio di  diversi tumori, in particolare dell’endometrio, del colon e  dell’ovaio. Nelle donne, il tumore dell’endometrio può essere uno dei primi segnali della sindrome. 

Quali sono i segnali di possibile rischio? 

  • Familiarità per tumori del colon, dell’endometrio o dell’ovaio 
  • Diagnosi di tumore in età giovane 
  • Presenza di più casi di tumore nella stessa famiglia 

Cosa fare? 

È importante parlare con il medico e valutare una consulenza genetica. Il test genetico consente di attivare percorsi di sorveglianza e prevenzione personalizzati. 

Perché è importante saperlo? 

  • Favorisce diagnosi più precoci 
  • Consente una prevenzione mirata 
  • Supporta scelte terapeutiche più appropriate 

Non solo Lynch 

Anche le mutazioni BRCA1 e BRCA2 aumentano il rischio di  tumori ovarici e mammari. Conoscere la propria storia familiare è fondamentale per identificare il rischio e pianificare  controlli adeguati.

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