In Italia, circa un caso di tumore della mammella su dieci è in donne under 40 mentre rappresenta più del 40 per cento di tutti i tumori diagnosticati prima dei 50 anni. Inoltre, anche a causa del progressivo aumento dell’età alla prima gravidanza, sempre più frequentemente al momento della diagnosi le donne non hanno ancora completato il planning familiare desiderato.
I trattamenti oncologici, come la chemioterapia, possono compromettere la fertilità e indurre menopausa precoce. Il rischio varia in base all’età della paziente, alla riserva ovarica e al tipo di terapia ricevuta. Oggi, l’obiettivo terapeutico include non solo la guarigione ma anche la tutela della progettualità familiare futura. È quindi fondamentale informare le pazienti prima dell’inizio del trattamento sulle possibili conseguenze dei trattamenti e sulle opzioni disponibili per preservare la fertilità.
Le principali strategie includono:
• congelamento degli embrioni: attualmente in Italia è vietato dalla legge 40/2004;
• congelamento degli ovociti: prevede una stimolazione ormonale, è indicata in pazienti che hanno la possibilità di rinviare il trattamento chemioterapico di circa 2-3 settimane e che hanno una riserva ovarica adeguata. Questa tecnica consiste in una stimolazione ormonale farmacologica, con successivo recupero degli ovociti, e conseguente valutazione, selezione e crioconservazione degli ovociti. La probabilità di successo dipende soprattutto dall’età della paziente e dal numero di ovociti recuperati;
• congelamento del tessuto ovarico: è una tecnica considerata ancora sperimentale, ma può essere applicata nei casi in cui non sia possibile ricorrere alle tecniche precedenti per età o per tempistiche relative al trattamento oncologico. Consiste nel prelievo chirurgico laparoscopico di tessuto ovarico da crioconservare e reimpiantare in futuro. Non richiede stimolazione ormonale e può essere eseguita in qualsiasi fase del ciclo mestruale;
• protezione farmacologica delle ovaie con GnRH analoghi (ormoni sintetici analoghi di ormoni sessuali umani): induce un riposo ovarico temporaneo durante la chemioterapia, riducendo il rischio di menopausa precoce ed aumentando la probabilità di gravidanza post-trattamento. Nel 2016, il farmaco è stato approvato dall’AIFA, ed è ad oggi una pratica consolidata, prevista dalle linee guida nazionali e internazionali. La soppressione ovarica con l’utilizzo di GnRH analoghi e le altre strategie di criopreservazione non sono mutualmente esclusive, e possono essere combinate per aumentare le possibilità di preservare la fertilità in giovani donne con tumore candidate a ricevere chemioterapia.
Un recente studio multicentrico italiano condotto su 746 donne in stato premenopausale con tumore mammario ha confermato che vi
è una crescente necessità di consulenza di oncofertilità, con circa 1 su 4 pazienti under 40 che sceglie la crioconservazione degli ovociti (ref. Lambertini M et al, GS3-02, San Antonio Breast Cancer Symposium 2025).
I dati prospettici confermano che la stimolazione ovarica controllata per la crioconservazione degli ovociti non è dannosa per la sopravvivenza alla malattia, anche nei tumori al seno recettore-positivi e che la preservazione della fertilità, se adeguatamente pianificata, non comporta ritardi significativi nell’inizio del trattamento antitumorale.
Questi risultati sottolineano inoltre l’importanza della tempestività della consultazione sulle opzioni di preservazione della fertilità
prima dell’avvio della chemioterapia.
Oltre alla fertilità, anche la sfera sessuale può essere compromessa dalla malattia oncologica e dalle terapie. Le conseguenze possono
essere individuali o di coppia, incidendo sull’autostima, sull’immagine corporea, sul desiderio e sulla qualità della vita relazionale e sessuale. È fondamentale affrontare questi aspetti come parte integrante del percorso di cura. L’approccio è multidisciplinare e coinvolge solitamente oncologo, ginecologo, psicologo e sessuologo. L’obiettivo è aiutare la paziente a comprendere e gestire i cambiamenti corporei, promuovendo il benessere psicofisico, la consapevolezza della propria sessualità e una vita di relazione soddisfacente, durante e dopo il percorso oncologico.