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Polmone

Ultimo aggiornamento:
23 Settembre 2026

Tempo di lettura:
5 minuti

Di: MASSIMO DI MAIO

Immagine di copertina del vademecum

Polmone

Il tumore del polmone si può sviluppare dalle cellule che costi tuiscono bronchi, bronchioli e alveoli e può formare una massa che ostruisce il corretto flusso dell’aria, provocare sanguinamenti  oppure sintomi come tosse o dolore toracico. Si distinguono: il tumore del polmone “non a piccole cellule” (la forma più comune) e quello “a piccole cellule” (meno frequente che spesso presenta  purtroppo un andamento clinicamente aggressivo e veloce).

DATI EPIDEMIOLOGICI 

Nel 2024, in Italia, sono state registrate circa 44.800 nuove dia gnosi (31.900 tra gli uomini e 12.900 tra le donne). Il numero dei  decessi per tumore del polmone presenta negli ultimi anni una  riduzione nei maschi, mentre è nettamente più deludente il dato  nelle donne, a causa del differente andamento dell’abitudine al  fumo. La probabilità di sopravvivenza a 5 anni ammonta rispettivamente a 16% e 23%, ma naturalmente è migliore nei casi  diagnosticati in stadio precoce e peggiore nei casi diagnosticati in stadio avanzato. I pazienti che, nel nostro Paese, vivono  con neoplasia polmonare sono in totale circa 109.000. 

I sintomi della malattia?  

I più frequenti e comuni sono tosse secca con catarro (talora striato di sangue), difficoltà respiratorie, piccole perdite di sangue con i colpi di tosse, dolore al torace, perdita di peso e stanchezza.  

Questi sintomi sono aspecifici, cioè non sono sempre indicativi di un tumore polmonare. Tuttavia le persone  considerate a rischio (in particolare i forti fumatori) non dovrebbero  sottovalutare la sintomatologia. 

L’esame più avanzato per individuare la malattia è la TC spirale. Per  fare diagnosi, prelevando un pezzo di tessuto, bisogna ricorrere alla  broncoscopia (consente la visione diretta dei bronchi) oppure all’agobiopsia percutanea sotto guida TC (permette il prelievo di alcune  cellule della lesione sospetta mediante un ago che, introdotto dall’e sterno della parete toracica, attraversa la cute, lo spazio tra le costole,  la pleura per arrivare al polmone).  

Negli ultimi anni, la necessità di acquisire un pezzo di tessuto è  diventata cruciale, non solo per consentire la diagnosi “tradizionale”  (vale a dire l’esame al microscopio del tessuto da parte dell’anatomo-patologo), ma anche per eseguire analisi molecolari indispensabili per la scelta della miglior terapia farmacologica. In molti casi,  è utile acquisire una biopsia non solo al momento della diagnosi iniziale, ma anche in momenti successivi dell’evoluzione della malattia, ad esempio quando le informazioni acquisite grazie alla biopsia potrebbero essere utili per decidere un cambio di terapia. Non sempre è facile prelevare un pezzo di tessuto: negli ultimi anni, fondamentali progressi tecnici sono stati realizzati con la cosiddetta “biopsia liquida”, vale a dire l’analisi del DNA del tumore in un “semplice” prelievo di sangue. La biopsia liquida non sostituisce ancora la  biopsia “tradizionale”, ma è ragionevole predire un uso sempre maggiore di tale esame nella pratica clinica futura.  

Esistono programmi di prevenzione e screening per la diagnosi  precoce? 

L’elevata incidenza di tumore del polmone e le statistiche di mortalità legate a tale patologia impongono di sottolineare l’importanza  della prevenzione primaria, e in particolare della lotta al fumo  (principale fattore di rischio, non legato solo alle sigarette tradizionali ma anche ai prodotti da inalazione di nicotina di nuova genera zione), nonché l’importanza della prevenzione secondaria tramite  screening.  

Studi clinici hanno dimostrato che l’utilizzo della TC spirale a basso  dosaggio può ridurre di circa il 20% la mortalità nei forti fumatori.  In Italia non esiste ancora un programma di screening offerto  universalmente su tutto il territorio nazionale (come per la mammella o il colon-retto). È auspicabile che un programma di popolazione venga attivato, ma ad oggi lo screening è stato accessibile  solo nell’ambito di programmi dedicati, tra cui il programma ministeriale RISP (Rete Italiana Screening Polmonare), dedicato a uomini e donne considerati a rischio (età compresa fra 55 e 75 anni; fumatore di almeno un pacchetto di sigarette al giorno da più di 30 anni;  forte fumatore che ha smesso da meno di 15 anni).  

Quali opportunità terapeutiche?  

Le terapie per il tumore del polmone si sono molto evolute negli  ultimi anni. Oggi, oltre ai trattamenti “tradizionali” come chirurgia,  chemioterapia e radioterapia, si utilizzano anche farmaci mirati a  bersaglio molecolare e l’immunoterapia. Si tratta di approcci innovativi che hanno rivoluzionato l’approccio terapeutico, offrendo  nuove speranze ai pazienti. Molti dei farmaci a bersaglio molecolare,  utilizzati quando il tumore presenta specifiche alterazioni molecolari  (mutazioni o riarrangiamenti genici), si somministrano per bocca.  L’immunoterapia invece utilizza farmaci che aiutano il sistema  immunitario a combattere il tumore e possono essere somministrati sia in forma endovenosa che, recentemente - almeno per  alcuni di tali farmaci - nella formulazione sottocutanea. Negli  ultimi anni, si sono registrati importanti progressi, grazie alle sud dette categorie di farmaci, non solo nel trattamento della malattia avanzata e metastatica, ma anche nella gestione ottimale dei  pazienti con malattia in stadio limitato (in questi ultimi, i farmaci  possono essere somministrati prima dell’intervento chirurgico, nel  cosiddetto trattamento neoadiuvante, oppure dopo la chirurgia, nel  cosiddetto trattamento adiuvante). Nonostante negli ultimi anni si  sia registrato qualche progresso terapeutico anche nel trattamento  del tumore del polmone a piccole cellule, la prognosi di questo tipo  di tumore rimane nel complesso molto sfavorevole.

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