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VACCINI: Disinformazione sempre in agguato. Facile colpire le emozioni – Editoriale di Piero Angela
Vaccini: Piero Angela, disinformazione sempre in agguato
Pubblico indifeso, facile colpire le emozioni
ROMA
(ANSA) – ROMA, 23 APR – La disinformazione sui vaccini è sempre in agguato, e il pubblico è spesso indifeso di fronte a certe informazioni che circolano. Lo sottolinea Piero Angela, autore di due libri sull’argomento, ‘Vaccini, complotti e pseudoscienza’ e, appena uscito, ‘Giornalismo pseudoscientifico’.
“Lo si è visto – spiega il divulgatore – in passato nel “caso Wakefield”, con la falsa correlazione con l’autismo che ha portato molti genitori a non vaccinare i figli, ma la disinformazione è sempre presente. Purtroppo è facile colpire le emozioni e seminare dubbi. Su Internet, in particolare, circolano spesso bufale di ogni tipo, non solo sulle vaccinazioni. Il problema – continua Angela – è sempre quello delle fonti, naturalmente, ma anche della correttezza di chi scrive. Comunicare la scienza comporta una responsabilità nei confronti del pubblico. E’ importante spiegare che, in particolare per le questioni che riguardano la salute, occorre sempre riferirsi a ciò che esce dalla comunità scientifica, e non a falsi miti, complotti, o a ciò che ha sentito dire il vicino di casa”.(ANSA).
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FONTE ANSA
Burioni, vaccino è come casco per motociclista – Intervista a Roberto Burioni
“Non esistono medici che sono contro i vaccini, come non esistono pompieri contro gli estintori e non esistono motociclisti contro il casco” – http://www.ansa.it/saluteebenessere/notizie/videogallery/video/2016/04/23/burioni-vaccino-e-come-casco-per-motociclista_55805ad7-699c-45b9-826a-8939f32823e2.html
FONTE ANSA
Vaccinazione protegge anche chi non può farla – Intervista ad Alberto Mantovani
Il Professore scardina i principali falsi miti relativi alle vaccinazioni:
FONTE ANSA
Presentazione del libro PREVIVORS-IMPERFETTI di Silvia Mari – Venerdì 29 Aprile ore 16:30

La Chirurgia e l’immagine di sé. Rispondono il Chirurgo Senologo e il Chirurgo Plastico – Sabato 16 aprile
Vi aspettiamo (Roma) sabato 16 aprile per l’incontro all’IDI IRCCS alle ore 10.30.
Un team di specialisti spiegherà, parlerà, ma soprattutto ascolterà le domande di quanti saranno presenti.
Vi ricordiamo il programma: La chirurgia e l’immagine di sé
Rispondono il chirurgo senologo e il chirurgo plastico
10.30-11.30 chirurgia oncologica del seno: Francesco Cavaliere
11.30-12.30 chirurgia plastica ricostruttiva: Alessio Caggiati
La giornata è aperta anche a familiari ed amici interessati.

La Commissione Europea ha approvato un programma a due dosi per il vaccino anti papillomavirus umano (HPV) GARDASIL®9
IL VACCINO GARDASIL 9 APPROVATO IN EUROPA
La Commissione Europea ha rilasciato l’autorizzazione all’immissione in commercio per il ciclo a 2 dosi in ragazze e ragazzi dai 9 ai 14 anni per GARDASIL 9, il vaccino anti HPV 9-valente.
La Commissione Europea ha approvato un programma a due dosi per il vaccino anti papillomavirus umano (HPV) GARDASIL®9 in ragazze e ragazzi adolescenti, per l’uso in 31 Paesi regolamentati da parte dell’Agenzia Europea per i Medicinali (EMA).
Questo nuovo programma consentirà a GARDASIL®9 di essere in linea con le attuali raccomandazioni in diversi Paesi europei che, come l’Italia, raccomandano la schedula a 2 dosi nella vaccinazione di routine degli adolescenti, permettendo in tal modo a GARDASIL®9 di essere incluso nei programmi di vaccinazione nazionali.
GARDASIL®9 ha ricevuto l’Autorizzazione all’Immissione in Commercio dalla Commissione Europea nel giugno 2015, seguita in Italia dall’autorizzazione di AIFA nell’ottobre 2015, secondo una schedula a 3 dosi per l’immunizzazione attiva di soggetti a partire dal nono anno di età contro le lesioni precancerose e i cancri HPV correlati che colpiscono il collo dell’utero, la vulva, la vagina e l’ano e contro i condilomi ano-genitali (condilomi acuminati) correlati a specifici tipi di HPV.
GARDASIL®9 è già disponibile negli Stati Uniti dall’inizio del 2015, con 7 milioni di dosi distribuite ad oggi.
GARDASIL®9 è l’unico vaccino anti papillomavirus umano indicato per la protezione di malattie causate da 9 tipi di HPV che, in Europa, sono responsabili di circa il 90% dei cancri del collo dell’utero, dell’85-90% dei cancri vulvari HPV-correlati, dell’80-85% dei cancri vaginali HPV-correlati, del 90-95% dei casi di cancro anale HPV-correlati e del 90% dei condilomi genitali.
“L’approvazione finale del ciclo a 2 dosi di GARDASIL®9 da parte della Commissione Europea è una grande notizia per migliorare i programmi di vaccinazione contro l’HPV a beneficio di tutti i ragazzi e le ragazze adolescenti in Europa”, ha dichiarato David Khougazian, Chief Executive Officer di Sanofi Pasteur MSD. “Siamo pronti a impegnarci con le Autorità Sanitarie nazionali e locali per rendere GARDASIL®9 immediatamente disponibile, al fine di impostare i programmi di vaccinazione anti HPV in Europa”, ha concluso.
“Siamo lieti di ricevere l’approvazione da parte della Commissione Europea per la schedula a due dosi per il GARDASIL® 9, fra l’altro in così breve tempo dal parere positivo espresso dal Comitato Europeo per i Medicinali a Uso Umano dell’EMA (CHMP) lo scorso 26 febbraio”, ha affermato il Dott. Marco Ercolani, Medical & Scientific Director di Sanofi Pasteur MSD. “GARDASIL® 9 è il primo e unico vaccino anti HPV 9-valente per la protezione dei ragazzi contro i cancri e le lesioni pre-cancerose e benigne causati da ben 9 tipi di papillomavirus umano, aumentando in maniera significativamente importante la protezione dalle malattie causate dal HPV. Inoltre, oltre ad aver dimostrato elevata immunogenicità negli studi clinici, GARDASIL® 9 porta in sé l’esperienza decennale del vaccino quadrivalente Gardasil®, come testimoniato dalla recente inclusione nella scheda tecnica dei dati di efficacia a 10 anni. A questo, si aggiunge oggi l’importante vantaggio offerto dal regime di somministrazione a due dosi adottato nel nostro Paese. L’anticipo con cui la Commissione Europea ha emanato il suo parere positivo rispetto ai tempi generalmente previsti”, evidenzia infine il Dott. Ercolani, “conferma ulteriormente l’elevato livello di innovazione e il valore di GARDASIL® 9, di cui presto ragazzi e ragazze di tutta Europa potranno beneficiare”.
“L’approvazione della Commissione Europea rappresenta la tappa più importante e anche quella finale verso l’introduzione del vaccino anti HPV 9-valente in Europa”, ha affermato la Dott.ssa Nicoletta Luppi, Presidente e Amministratore Delegato di Sanofi Pasteur MSD. “Circa la sua effettiva introduzione in Italia, si dovrà attendere la conclusione dell’iter regolatorio di prezzo e rimborso presso l’AIFA e confidiamo che l’accelerazione dell’approvazione EMA possa velocizzare anche l’approvazione nel nostro Paese, stimata, comunque, entro il 2016”. E ha concluso: “La possibilità oggi concreta di rendere disponibile il vaccino anche in Italia consente alle Autorità sanitarie di proteggere le generazioni future di uomini e donne da infezioni da papillomavirus, evitando loro di affrontare il dramma di cancri che, oltre ad avere un tasso di mortalità elevato, sono altamente invalidanti. Il vaccino GARDASIL® 9, grazie alla sua elevata efficacia verso 9 tipi di HPV, di cui 7 ad alto rischio oncogeno, unitamente ai programmi di screening, oggi disponibili solo per il cancro della cervice uterina, pone le basi per liberare le generazioni future di entrambi i sessi dalle malattie HPV correlate”.
SPMSD sta lavorando con le Autorità nazionali per rendere GARDASIL®9 disponibile in tutta Europa, con il primo lancio con il ciclo a 2 dosi previsto in Germania nelle prossime settimane. Finché il vaccino 9-valente non sarà disponibile, è importante mantenere l’efficacia dei programmi di vaccinazione anti HPV con i vaccini attualmente esistenti al fine di garantire una elevata copertura vaccinale e la protezione della popolazione contro i tumori e le malattie causate dai tipi di HPV 16, 18, 6 e 11.
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Il vaccino 9-valente anti HPV GARDASIL®9
GARDASIL®9, prodotto da Merck (MSD), è il primo ed unico vaccino anti HPV 9-valente per la protezione diretta di maschi e femmine contro le malattie genitali ed i cancri causati da 9 tipi del papillomavirus umano (6, 11, 16, 18, 31, 33, 45, 52, 58), causa, nel mondo, di circa il 90% dei casi di cancro del collo dell’utero e di circa l’80% delle lesioni cervicali di alto grado (lesioni precancerose cervicali, definite CIN 2, CIN 3 e AIS). Sette di questi tipi di HPV sono anche causa dell’85-90% dei tumori vulvari HPV-correlati, dell’80-85% dei tumori vaginali HPV-correlati e del 90-95% dei casi di cancro anale HPV correlati. I tipi 6 e 11 di HPV provocano circa il 90% dei casi di condilomi genitali.
Il programma di vaccinazione a 2 dosi
L’approvazione a livello europeo è supportata dai risultati di uno studio clinico condotto in circa 1.200 ragazzi e ragazze di età compresa tra i 9 e i 14 anni, rispetto a un gruppo di 300 giovani donne dai 16 ai 26 anni, la fascia di età in cui è stata dimostrata l’efficacia di GARDASIL®9. Lo studio ha dimostrato con successo la non inferiorità delle risposte immunitarie anti-HPV per tutti i 9 tipi di HPV in ragazze e ragazzi dai 9 ai 14 anni di età che hanno ricevuto 2 dosi in una schedula a 0,6 mesi e in una a 0,12 mesi, rispetto alle giovani donne 16-26 anni di età che hanno ricevuto 3 dosi a 0, 2, 6 mesi.
Il vaccino quadrivalente anti HPV Gardasil®
Gardasil®, prodotto da Merck (MSD), è l’unico vaccino quadrivalente anti HPV per la protezione di femmine e maschi dalle malattie genitali e dai tumori causati dai tipi del papillomavirus umano 6, 11, 16 e 18: il cancro del collo dell’utero, il cancro anale, le lesioni precancerose della cervice (CIN2 / 3), le lesioni precancerose dell’ano (AIN 2/3), le lesioni precancerose della vulva (VIN2 / 3), della vagina (VAIN2 / 3) ed i condilomi genitali (condilomi acuminati). I dati pubblicati sin dall’immissione in commercio del Gardasil® confermano l’impatto positivo di questo vaccino nella prevenzione delle malattie genitali causate dai tipi di papillomavirus umano 6, 11, 16 e 18. Lanciato 10 anni fa, nel 2006, Gardasil® è il primo vaccino anti HPV in Europa occidentale, con oltre 33 milioni di dosi distribuite e circa 205 milioni di dosi distribuite in tutto il mondo fino ad oggi.
Sanofi Pasteur MSD www.spmsd.it
Sanofi Pasteur MSD è una joint venture tra Sanofi Pasteur (la divisione vaccini di Sanofi) e Merck (nota come MSD al di fuori di Stati Uniti e Canada). Con la combinazione di innovazione ed esperienza, Sanofi Pasteur MSD è l’unica azienda europea dedicata esclusivamente allo sviluppo di vaccini. Sanofi Pasteur MSD si avvale dell’esperienza nella ricerca di Sanofi Pasteur e di Merck per focalizzarsi nello sviluppo e nella produzione in Europa di vaccini più efficaci, accettati e meglio tollerati.
La donna al centro della cura: Gli INTRUSI: Il Cuore, la Pelle, ……ma che c’entrano con il tumore del seno? – 19 marzo 2016
Vi ricordiamo l’incontro all’IDI IRCCS con IncontraDonna, Roma, sabato 19 marzo 2016 alle ore 10.30.
Un team di specialisti spiegherà, parlerà, ma soprattutto ascolterà le domande di quanti saranno presenti.
Vi ricordiamo il programma:
Gli INTRUSI: il cuore, la pelle.. ma che c’entrano con il tumore al seno?
Rispondono il cardiologo e il dermatologo
10.30-11.30 cardiologia: Luciano De Biase
11.30-12.30 dermatologia: Alessia Provini
La giornata è aperta anche a familiari ed amici interessati.
Vi aspettiamo!

ATTUALITA’ ILSOLE24ORE: Veronesi, Lorenzin, Bonifacino – La Jolie asporta anche le ovaie
«Una decisione sacrosanta». Così l’oncologo Umberto Veronesi definisce la scelta di Angelina Jolie di sottoporsi all’asportazione chirurgica delle ovaie, e ancora prima del seno, dopo aver scoperto di essere portatrice di una mutazione genetica che moltiplica il rischio di sviluppare un cancro.
«È un passo che mi aspettavo» commenta Veronesi. «Le stesse mutazioni genetiche che predispongono al tumore del seno aumentano anche le probabilità di sviluppare un tumore dell’ovaio. Fermarsi alla mastectomia sarebbe stato un percorso a metà», osserva lo scienziato. Il cancro alle ovaie e quello al seno, ricorda l’oncologo, «rappresentano insieme la più grande minaccia oncologica per la donna. E aver trovato un gene che indica l’aumento di rischio è una conquista straordinaria di cui tutte le donne dovrebbero avvantaggiarsi».
Tanto che l’ex ministro della Sanità lancia un appello all’universo rosa: «Non abbiate paura di sapere. Fate i test genetici, se necessario». Per Veronesi, infatti, «il messaggio più importante della vicenda Jolie deve essere quello di avvicinare tutte le donne che hanno familiarità» per il cancro al seno e alle ovaie «ai test genetici, che permettono di prendere decisioni consapevoli e ragionate».
Intervenire preventivamente con la chirurgia: quali rischi?
Quanto al percorso che si profila per una donna che scopre un rischio genetico amplificato di ammalarsi, Veronesi rassicura: «Parallelamente alla genetica si è molto sviluppata anche la chirurgia ricostruttiva. Per cui asportare i seni oggi è una decisione non così traumatica». Per le ovaie il discorso è più complesso, ammette: «Si pone il problema della maternità. Nel caso della Jolie un problema superato. Ma per le altre», se in età fertile, «ci rendiamo conto che non poter avere figli è il vero freno. Ciò che consigliamo è di averli il prima possibile e dopo procedere all’asportazione» delle ovaie. «L’intervento di rimozione in sé non produce effetti collaterali gravi – conclude l’oncologo – perché si possono somministrare terapie ormonali che lasciano intatta la femminilità per tutta la vita».
Bonifacino: scelta giusta, per lei era come «bomba a orologeria»
Anche l’oncologa Adriana Bonifacino è dello stesso parere. «Una scelta giusta» quella di togliere le ovaie per Angelina Jolie: per lei era come convivere con «una bomba ad orologeria», vista la predisposizione genetica che l’aveva già portata a decidere per l’asportazione del seno. Ne è convinta Adriana Bonifacino, responsabile del Centro di senologia dell’ospedale Sant’Andrea di Roma, struttura che è anche punto di riferimento per la sorveglianza delle donne a rischio. «L’attrice, che ha già ha avuto figli e ha circa quarant’anni, ha fatto la scelta migliore: ha regalato a sé e ai suoi figli anni di vita», dice l’esperta all’Adnkronos Salute. «La vicenda della Jolie è importante le nostre pazienti – spiega la specialista – Non va assolutamente derubricata ad eccentricità da vip: il coraggio di questa ragazza, che ha reso pubblica la sua difficile condizione di persona vulnerabile al cancro, è stato di grande aiuto nella comunicazione con le pazienti a rischio». Bonifacino ricorda che quella di togliere le ovaie, nella situazione della Jolie, «è una prassi normale. La mutazione Brca1 è quella più rischiosa. E il tumore che ne può derivare è il più aggressivo. Si ha l’85% di probabilità di ammalarsi di cancro al seno e il 70% di sviluppare tumore alle ovaio».
Poche alternativepossibili
Le strade possibili sono due: fare come ha fatto la Jolie, oppure sottoporsi a un programma di sorveglianza che è molto duro. «E in questo ultimo caso – ricorda l’oncologa Bonifacini – non c’è prevenzione, ma si ha solo la possibilità di scoprire il tumore molto precocemente. E anche questo non aiuta ad evitare interventi e chemio». Ovviamente l’idea di sottoporsi alla rimozione di seno e ovaie è «difficilissima per tutte le pazienti. E sapere – attraverso l’esperienza di una donna bellissima, madre e moglie – che si può stare bene anche dopo l’ablazione è importate. Per le nostre pazienti, in particolare le più giovani – conclude Bonifacino – la scelta di togliere le ovaie è la più difficile, forse perché è legata alla fertilità e ad una menopausa forzata senza la possibilità di terapia sostitutiva. Ma le donne devono sapere che i disagi possono essere controllati attraverso una dieta sana, lo sport e la vita attiva. Come fa la Jolie».
Lo psichiatra: attenzione alla cyber-ipocondria
«Sì alla prevenzione, no all’ossessione». Lo psichiatra Claudio Mencacci invita invece alla cautela. Se da un lato «è giusto e sacrosanto incentivare e promuovere la cultura dei corretti stili di vita, della diagnosi precoce e del giocare d’anticipo contro il cancro come pure contro altre malattie in continuo aumento», dichiara Mencacci all’Adnkronos Salute, dall’altro «occorre assolutamente evitare che la voglia di salute si trasformi in un bisogno ossessivo di controllo. Un’ansia patologica che secondo alcuni studi colpisce 5 persone su 100, vittime del cosiddetto disturbo da sintomi somatici (la vecchia ipocondria), e che nell’era di Internet e social network sfocia nel fenomeno nuovo e dilagante della cyber-ipocondria», avverte il direttore del Dipartimento di neuroscienze dell’ospedale Fatebenefratelli di Milano.
L’epidemiologo: scelta ragionevole
Una scelta «impegnativa ma ragionevole», quella di Angelina Jolie, «considerata la mutazione di cui è portatrice». Lo dice all’Adnkronos Salute l’epidemiologo dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri di Milano, Carlo La Vecchia, a margine di un convegno a Firenze su alimentazione, nutrienti, salute e corretta informazione. «Sicuramente la prima decisione, quella di asportare il seno, sarà stata ancora più difficile: le protesi hanno una durata limitata nel tempo e una donna giovane – sottolinea La Vecchia – deve mettere in conto una serie di sostituzioni. Ma con queste mutazioni, quelle del gene Brca1 e del Brca2, la strategia alternativa è quella di un follow up molto stretto e ravvicinato. Infine – conclude – bisogna dire che con la chirurgia preventiva la riduzione del rischio non è totale. Si tratta comunque di scelte personali, che la donna deve fare insieme all’oncologo».
Test predittivi anche in Italia
Il merito dell’annuncio shock di Angelina Jolie, l’attrice premio Oscar che oggi ha rivelato al mondo di aver proceduto con un secondo intervento chirurgico preventivo di asportazione delle ovaie dopo quello del seno, è di aver fatto conoscere al mondo femminile che esiste un test predittivo del rischio di cancro. È l’ormai noto esame del Dna per la ricerca dell’eventuale gene mutato Brca1 e Brca2 che si effettua con un semplice prelievo del sangue. In Italia, se regolarmente prescritto, il test è rimborsato dal Servizio sanitario nazionale «e oggi possiamo affermare che è abbastanza diffuso, con strutture in grado di offrirlo un po’ in tutto il Paese», assicura all’Adnkronos Salute Andrea Urbani, presidente della Società europea di proteomica. La predisposizione genetica riguarda comunque solo una percentuale fra il 5 e il 10% della popolazione femminile. Sei persone su 10 con il gene Brca1 mutato sviluppano tumore ovarico, e anche il 20% di chi presenta una mutazione del Brca2 è destinato ad ammalarsi. Quando c’è una storia familiare di tumori di questo tipo è dunque consigliabile effettuare i test genetici.
Articolo estratto da “ILSOLE24ORE” – LINK
La donna al centro della cura: Aggiungi un posto a tavola… la Salute – 20 febbraio 2016




