TUTTO SUL TUMORE DEL SENO

Conoscere per affrontare la malattia

Consiste nell’utilizzo delle radiazioni ionizzanti ad alta energia per la cura dei tumori. L’effetto curativo delle radiazioni ionizzanti è dovuto ai danni che queste procurano alla molecola del DNA delle cellule tumorali, causandone la morte.

La radioterapia può essere effettuata prima, dopo o in alternativa alla chirurgia, eventualmente associata alla chemioterapia.

Nel caso del tumore del seno la radioterapia viene effettuata dopo l’intervento chirurgico e, se indicata, al termine della chemioterapia, allo scopo di ridurre la recidiva loco-regionale del tumore.

 

INDICAZIONI

Dopo interventi chirurgici conservativi di quadrantectomia o tumorectomia per tumori maligni della mammella, la radioterapia è sempre indicata.

Dopo interventi chirurgici demolitivi, quindi dopo una mastectomia, solo se il tumore all’esame istologico risulta essere di dimensioni superiori o uguali a 5 cm, se non radicalmente asportato, se infiltrante la cute, oppure se i linfonodi asportati sono sede di metastasi.

Numerosissimi studi hanno ormai confermato che la radioterapia è in grado di ridurre la recidiva locale dal 20-30% al 5-6%.

 

PERCORSO DELLA PAZIENTE NEL REPARTO DI RADIOTERAPIA

Dopo una visita preliminare in cui il medico radioterapista valuta l’indicazione al trattamento radiante, la paziente esegue una TAC di “centraggio”, indispensabile per una moderna radioterapia conformazionale 3D. Vengono quindi effettuati dei tatuaggi indelebili sulla cute della parete toracica (massimo 4), anche questi indispensabili al fine di un corretto riposizionamento durante tutte le sedute di trattamento.

Il medico radioterapista, successivamente, in collaborazione con il fisico medico, elabora il piano di trattamento conformazionale 3D sulle immagini TAC utilizzando software dedicati. In ultimo potrà essere necessario effettuare una verifica del piano di cura al Simulatore di immagine prima del trattamento vero e proprio all’Acceleratore Lineare.

La durata del trattamento è di circa 6 settimane, con sedute di terapia quotidiane, per 5 giorni a settimana.

Il trattamento viene effettuato con fotoni da 6-15 MV prodotti da un Acceleratore Lineare di particelle.

In casi selezionati è possibile effettuare un trattamento radioterapico in unica seduta durante l’intervento chirurgico. Tale trattamento prende il nome di IORT (Intra Operative Radiation Therapy). In tal caso la paziente non esegue la TAC di centraggio ed il trattamento viene effettuato mediante un’apparecchiatura dedicata che produce elettroni, direttamente nella sala operatoria, non appena eseguito l’intervento di quadrantectomia.

 

EFFETTI COLLATERALI

La radioterapia è un trattamento locale e i disturbi provocati sono esclusivamente a carico della regione irradiata.

Non è dolorosa e la durata di ciascuna seduta può variare da 10 a 20 minuti.

Durante la terapia (effetto acuto) potrebbe comparire un eritema mammario, generalmente non fastidioso ma in alcuni casi, soprattutto quando il seno è di grandi dimensioni o in caso di obesità o in caso di malattie concomitanti (come diabete, vasculopatie, ecc.) può richiedere delle medicazioni da parte del personale medico ed infermieristico. L’eritema scompare dopo alcuni giorni dal termine del trattamento e raramente la cute irradiata può rimanere “abbronzata” per alcuni mesi dal termine della radioterapia.

E’ talora accusata una sensazione di maggiore stanchezza e affaticabilità (astenia).

Dopo circa 2 mesi (effetto tardivo) dal termine della radioterapia si può verificare, in meno del 5% dei casi, una polmonite cosiddetta “attinica” (cioè causata dai raggi x), poiché l’irradiazione della mammella comporta la presenza, nel campo di trattamento, di una minima parte di tessuto polmonare. Tale condizione si risolve in 2-3 settimane con un’adeguata terapia antibiotica e cortisonica. Evento ancora più raro e solo nel caso della radioterapia sulla mammella sinistra, è il verificarsi di una pericardite; anche in questo caso si ha la completa guarigione con un’adeguata terapia medica. Il trattamento sulle stazioni linfonodali comporta un aumentato rischio di linfedema dell’arto superiore della parte operata.

Durante tutto il trattamento si può continuare a svolgere una vita regolare e non si è portatori di radioattività, perciò è consentita la vicinanza a donne in gravidanza e a bambini.

 

Dr.ssa Barbara Campanella

U.O.C. di Radioterapia

A.O. Sant’Andrea Roma

Sapienza Università di Roma

 

Per saperne di più : www.senologia.itwww.radioterapiaitalia.it

Creato: Giovedì, 29 Maggio 2014 08:25
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