di Giuditta Godano

 

“Ardore” e “freddezza”, messi insieme, danno ambiguità: vissuta drammaticamente, ma senza esplicito conflitto. Ambiguità fissata dunque nel simulacro dell’enigmaticità

[Pasolini P.P. (1998), Tutte le opere, Romanzi e racconti , Vol. II, Milano, Mondadori, p. 1740-41.]

 

«Posso cambiare la mia scatola?»

«Vedrà che dopo non penserà di avere cambiato soltanto la scatola ma l'anima»

Gli uomini si suicidano come se andassero in guerra. Si sparano in bocca, s’impiccano, si danno fuoco, si recidono la carotide, si schiantano in strada. Qualche volta si perdono e scompaiono. Pensa al David Foster Wallace fotografato vicino a un cactus, un saguaro, nei dintorni di Tucson. Quando Bill Katovsky intervistò Wallace per Arrival all’inizio del 1987 intitolò il suo pezzo «Impiccalo più̀ in alto», in omaggio all’omonimo film con Eastwood, celebrando l’amore del giovane scrittore per gli spaghetti western, nella certezza del suo futuro successo. Non poteva immaginare che quell’immagine sarebbe stata anche un vaticinio macabro: l’anticipo sul conto che Wallace avrebbe pagato al successo.

 

Le donne, invece, le pareva scartassero soluzioni cruente, preferendo barbiturici, taglio delle vene, volo dalla finestra, qualche volta anche l’impiccagione con strumenti di fortuna come guinzagli e cinture. Vuoi mettere il martirio emotivo: trucco perfetto e corpo che si rompe dentro, pensava. Per non guastare l’espressione sollevata della riva, della quiete. Lo spettro malevolo, il doppio che abita la mente di superficie, la fissava dall’angolo della stanza, dal fondo del letto, dal silenzio della casa del mare a mezzogiorno, sussurrando «Non serve lottare, non serve lottare, non serve lottare», narcotico come il minuto che precede il sonno. Non si uccise. L’idea però le era stata di sollievo nei momenti trappola, come accade all’incompreso che immagina i genitori al suo capezzale, ravveduti per non averlo capito abbastanza. Giorno quindici aveva saputo di dover lasciare casa, in un modo buffo.

 

La padrona dell'immobile, che non aveva mai incontrato prima, le aveva chiesto di firmare un contratto in sospeso da un mese e mezzo, perciò il suo coinquilino benefattore se l'era presa a male per il suo rifiuto. Questo fatto insignificante l'aveva privata dell'ancoraggio di una tana e quando l'aveva raggiunta anche la notizia della malattia, aveva ripensato alla sezione di ipnosi regressiva nell’ospedale unitario dei Registri Akashici. In un'altra vita si era vista sposata a un artista alto e dalle mani mobili, abbandonata prima di partorire, attivista femminista e sostenuta da un figlio amatissimo, prima di morire a causa di un'operazione di carcinoma al seno. Quell'esperienza non andava rifatta, ne era certa e per questo riteneva la diagnosi incredibile. Stava bene nel tempo anteriore; il tempo dell’integrità e dell’amore. Alcuni amici chiamavano il 'posto' l'Officina dei corpi.

 

Nel “posto” si sostituiva la “scatola” e con essa era possibile procedere alla cancellazione definitiva della memoria corrotta. Era un luogo clandestino, accessibile tramite trial sperimentali di difficile ricognizione e altrettanto complessa selezione. Tuttavia, nonostante la radicalità del trattamento e i suoi costi proibitivi, nella cash resisteva talvolta qualche traccia di file guasto e, sebbene la procedura andasse il 99 per cento delle volte a buon fine, il nuovo assetto non sempre era coronato da un pieno successo, né corrispondeva alle aspettative del richiedente. La “scatola” in certe circostanze risultava afflitta da imprevedibili anomalie: per un vincolo di eredità oppure per l’ostinazione dei programmatori a seguire protocolli standard. Se tra coscienza e veicolo l'algoritmo produceva segmentation fault, cascate di conflitti di dati giungevano a spegnere o compromettere definitivamente la macchina. C'erano due tipi di manutentori nell'Istituto sorgente: i “conservativi” e i “demolitori”. Gli uni votati al bene comune, gli altri a una perfezione prossima all'eugenetica. Come apprese dai primi passi in questo piano inclinato della realtà ordinaria, non tutti potevano garantirsi un ingresso alla rigenerazione dell'hardware, a quel punto optavano per la manodopera reperita sul dark web, grazie ai browser senza tracciatura d'identità come Tor od Onion. Talché i rapporti fra le due scatole, o meglio, le due strade di 'sostituzione' o 'riparazione', finivano per non incrociarsi mai. L'uomo definitivo, auto sanificato a partire dalla ricopiatura dei processi antecedenti il crash down del disco mnestico, doveva ancora arrivare. Non aveva mai avuto sentore dell’esistenza di questo settore proibito, nel quale il veicolo corporeo poteva essere aggiornato oppure distrutto senza passare per il dolore e la mutilazione. Qualora, infatti, il trattamento fosse fallito, l'Istituto offriva la strada del penta barbiturico, che consentiva di passare dalla sedazione profonda alla morte senza lo scandalo e i contorcimenti della sofferenza terminale.

 

Prima del backup c'è un momento limbico di congelamento dei ricordi. I tecnici facilitatori, figure tutt'altro che secondarie nel 'posto', consigliano un volontario reset dei file cosiddetti “tenebrosi”. «Bisogna conservare soltanto memorie felici», dicono ai danneggiati. Dopo la descrizione, quando il Sistema sarà ripristinato, il ciclo iniziale somiglierà a quello nel momento dell'ibernazione. Per questo motivo consigliano un pilotaggio sulla base della tecnica del “copy”: imprimere ai dati flash in entrata una forma-ricordo priva di incertezza, pena l'interruzione del delicato processo di restart. Andarono così al mare, lei e l'unica amica reduce dal Sistema rigenerato, non per affondare dell’autocommiserazione ma per sentirsi partecipi di un grande scopo comune, con i piedi poggiati sulla sabbia e la testa sotto il sole, catturavano simultaneamente il frame perfetto prima del congelamento.

Creato: Sabato, 08 Giugno 2019 09:59
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