A

Adenoma - formazione nodulare di tipo solido con caratteristiche di benignità. Non necessità normalmente di essere asportato. Controlli regolari. In ogni la decisione viene rimandata allo specialista.

Adiuvante – l’insieme delle cure oncologiche valutate e programmate dall’oncologo clinico, successivamente alla asportazione chirurgica del tumore (Radioterapia, Chemioterapia, terapie antiOrmonali).

Agoaspirato – aspirazione tramite un ago (ed eventuale siringa) di cellule da un tessuto, nodulo, liquido. Le cellule verranno poi lette al microscopio (citologia) per formulare la diagnosi. Non necessità di anestesia locale. E’ una manovra sicura che non dissemina cellule anche nel caso di un tumore maligno. E’ una procedura ambulatoriale.

AntiAromatasici – categoria di farmaci che viene utilizzata prevalentemente nelle donne in post menopausa in caso di tumore ormono dipendente, cioè con elevati valori di Estrogeni e Progesterone nell’esame istologico (Arimidex, Aromasin, Femara), con lo scopo di proteggere e ridurre la possibilità di recidiva (ritorno del tumore).

 

B

Biopsia – asportazione di un frammento di tessuto per essere analizzato con esame istologico. Viene effettuata un minima anestesia locale. La biopsia può essere effettuata chirurgicamente e cioè con piccola incisione della cute, oppure più frequentemente, con guida ecografica o stereotassica radiologica(Core Biopsy, Mammotome o Vacuum Biopsy) (vedi Mammotome Stereotassico). In questi ultimi casi viene utilizzato un ago sottile e non è prevista incisione della cute. E’ una manovra sicura che non dissemina cellule anche nel caso di un tumore maligno. E’ una procedura ambulatoriale.

 

C

Carcinoma – lesione con caratteristiche di malignità della mammella. Il più frequente è il duttale (oltre il 90% dei tumori maligni); altri tipi sono il lobulare, mucinoso, tubulare. Può colpire sia la donna che l’uomo, anche se il rapporto uomo/donna è circa 1/100. Carcinoma in situ quando le cellule del tumore maligno sono contenute all’in terno dei dotti mammari (canali che nella gravidanza e allattamento contengono il latte), con una maggiore possibilità di estensione nei diversi quadranti della mammella (più focolai di carcinoma in situ). Il carcinoma in situ non ha la possibilità di invadere i vasi linfatici e del sangue e pertanto non è necessaria l’asportazione dei linfonodi (linfonodo sentinella). Carcinoma infiltrante quando le cellule del tumore maligno hanno superato la membrana del dotto e invadono il tessuto circostante il dotto, con possibilità di entrare nei vasi linfatici e nel sangue. Deve essere asportato almeno il linfonodo sentinella dal cavo ascellare per valutare se delle cellule hanno intrapreso la via linfatica di diffusione. La valutazione di carcinoma in situ o infiltrante la può fare il solo anatomo patologo leggendo il tessuto al microscopio (non si può fare dalle sole immagini tipo mammografia, ecografia, RM).

C-erb-B2 (HER2/neu, human EGF receptor 2, and human epidermal growth factor receptor 2) – è un valore che ritroviamo nell’esame istologico di un tumore del seno. Si tratta di una proteina coinvolta nella crescita delle cellule tumorali. La sua presenza viene espressa con +, ++, +++. Solo nel caso siano presenti 3+ (+++) viene utilizzato un farmaco specifico nel trattamento della paziente (anticorpi monoclonali, che colpiscono cioè direttamente le cellule malate – target therapy). Nel caso ci siano 2+ (++) viene richiesto un approfondimento chiamato FISH che stabilirà se la proteina è Amplificata o non Amplificata (cioè presente o meno).

Chemioterapia –  complesso di farmaci che contrastano la crescita di un tumore, distruggendo le cellule maligne. Agisce a livello sistemico, cioè controlla la malattia in tutto l’organismo, distruggendo anche le potenziali cellule in movimento verso altri organi e che ancora non sono evidenziabili da metodiche strumentali (TC, RM risonanza magnetica, Ecografia, PET). Per questo motivo il trattamento con chemioterapia dopo l’asportazione del tumore della mammella, è detto adiuvante, cioè precauzionale. Molti dei farmaci utilizzati hanno alcuni effetti collaterali (alopecia cioè perdita dei capelli , nausea, vomito, alterate consistenza e colore delle unghie dei mani e dei piedi, ecc). Sono tutti sintomi transitori per la durata del trattamento, ridimensionabili da una serie di farmaci da associare alla chemioterapia, e spesso individuali perché ogni persona ha delle reazioni proprie non sempre prevedibili. Le chemioterapie oggigiorno sono molto efficaci e soprattutto c’è un’ampia scelta di farmaci. Alcune molecole conosciute come “biologiche” sono costituite da anticorpi monoclonali; in sostanza sono terapie personalizzate che hanno anche minori effetti collaterali, ma che possono essere somministrate solo in presenza di alcune caratteristiche del tumore messe in evidenza dall’esame istologico (vedi c erb B2).

Cisti – formazione a contenuto liquido del seno. Non necessita in genere (oltre il 90% dei casi) di alcun trattamento indipendentemente dalle dimensioni. Solo nel caso dovesse presentare anche un contenuto solido all’interno, potrebbe essere necessaria l’aspirazione o l’asportazione.

Citologia – l’esame citologico è la lettura delle cellule al microscopio per formulare una diagnosi. Il prelievo delle cellule avviene mediante l’agoaspirato. Nel caso di un tumore maligno (carcinoma) del seno, l’esame citologico ha una elevatissima possibilità di centrare la diagnosi (95%-98%). Esiste un metodo definito “on site citology” che può essere in grado di leggere l’esame citologico in 20’’(20 secondi) attraverso una colorazione particolare definita diff quick.

Core Biopsy – vedi Biopsia

 

D

DIEP – uno dei molti interventi di chirurgia plastica ricostruttiva che possono essere effettuati in caso sia necessaria una mastectomia (asportazione totale della ghiandola mammaria e di buona parte della cute). Il DIEP è un lembo di cute e grasso della parte bassa dell’addome (flap) che viene trasportato con tutti i vasi e innestato  (in microchirurgia) come nuova mammella. Il risultato sull’addome è quello dell’addominoplastica che alcune donne effettuano spesso solo per motivo estetico. Un intervento DIEP in genere dura almeno 5h. La possibilità di poter effettuare questo tipo di intervento deve essere valutato direttamente dal chirurgo plastico che illustrerà ad ogni singola paziente le possibilità di esecuzione e di riuscita dell’intervento stesso in base anche alle proprie caratteristiche strutturali e di stili di vita (fumo, parità cioè aver avuto delle gravidanze, ecc).

Discharge (Secrezione dal Capezzolo) – E’ un termine utilizzato piuttosto comunemente in ambito senologico per indicare la secrezione dal capezzolo (nipple discharge). Lo potremo pertanto ritrovare riportato in cartelle cliniche e referti medici.

Distorsione – Area di distorsione è il termine con il quale il radiologo vuole indicare nella mammografia una zona non simmetrica alla mammella contro laterale; la distorsione vuol dire che il tessuto mammario in quella zona produce un alterato segnale radiologico che è necessario approfondire. L’approfondimento può consistere in altre radiografie eseguite con diversa compressione della mammella, in una ecografia che possa eventualmente individuare la causa della distorsione, in una risonanza magnetica (RM) con mezzo di contrato (mdc), in un prelievo citologico o istologico. La distorsione può essere un segnale della presenza di un tumore della mammella, ma non necessariamente. Per tale motivo la donna non deve trascurare questa presenza e affidarsi a quanto il radiologo esperto consiglia.

Dotti – sono i canali (sottili intorno ai 2-3 mm) che attraversano tutta la ghiandola mammaria e convergono nel capezzolo (come i petali di una margherita, il cui centro è rappresentato dall’areola e dal capezzolo). Nella normalità contengono una minima quantità di liquido quasi trasparente (sieroso) e non producono materiale all’esterno (secrezione dal capezzolo). In gravidanza e allattamento si riempiono di un materiale (inizialmente colostro) che poi diventa latte.

Duttale – che proviene dai dotti mammari. Tra le diverse componenti anatomiche della ghiandola mammaria c’è il sistema duttale costituito dai dotti comunemente conosciuti come i sottili canali che in allattamento portano il latte fino al capezzolo. Questo sistema è ramificato come un albero e raggiunge tutti i distretti della mammella. Il più frequente dei carcinomi della mammella è quello duttale (oltre il 90% dei carcinomi mammari) che ha quindi origine da uno o più dotti.

 

E

Ecografia – E’ una indagine che non utilizza le radiazioni bensì gli ultrasuoni; si associa alla mammografia ed eventualmente anche alla risonanza magnetica per lo studio della ghiandola mammaria e delle sue eventuali alterazioni. Non è sostitutiva della mammografia soprattutto nelle donne al di sopra dei 40 anni che regolarmente devono effettuare sia la mammografia che l’ecografia per un corretto percorso di prevenzione. L’ecografia è un’indagine molto attendibile per stabilire se una formazione del seno è di tipo cistico (liquido) o solido; è in grado di individuarne le caratteristiche e di stabilire la necessità di un agoaspirato o di un biopsia. Le apparecchiature più innovative oltre a poter visualizzare anche la vascolarizzazione (cioè il nutrimento dei diversi tessuti) attraverso il Color Doppler, possono anche valutare la elasticità dei tessuti e quindi dei noduli (Elastosonografia).

Estrogeni (vedi Fattori Prognostici)

 

F

Fattori Prognostici – l’insieme delle caratteristiche  del tumore, studiate al microscopio dall’anatomo patologo . Si tratta di una vera carta d’identità del tumore. I tumori sono tutti diversi tra loro. Ad esempio 2 carcinomi duttali infiltranti che hanno quindi lo stesso nome, hanno caratteristiche (fattori prognostici) completamente diversi. Ovvero le caratteristiche che ci fanno comprendere come dobbiamo trattare la paziente affinché si riducano al massimo le possibilità di diffusione o di recidiva (ritorno) del tumore. I fattori regolarmente studiati sono: G (grading del nucleo), vi sono 3 possibili G (G1-G2-G3) rispetto progressivamente a quanto la cellula tumorale si sia più (G3) o meno (G1) allontanata dalla normalità. Le cellule hanno una loro memoria e normalmente quelle del seno producono ormoni in tutte le età della vita (anche dopo la menopausa). N stato dei linfonodi del cavo ascellare o delle altre stazioni lungo lo sterno - mammaria interna – e sovraclaveari (aldisopra della clavicola). Viene indicato con un + nel caso ci siano presenti nel linfonodo esaminato cellule del tumore maligno della mammella. Recettori Ormonali Estrogeno e Progesterone in percentuale contenuta nelle cellule tumorali; Ki-67 (vedi Ki-67) velocità riproduttiva delle cellule tumorali espressa in percentuale; p-53 e c-erb B2 (vedi C-erb B2), proteine che se presenti nel tumore (dicasi espresse) possono indicare il possibile impiego di farmaci biologici (anticorpi monoclonali). L’analisi di tutte queste caratteristiche da parte dell’oncologo, permette di confezionare un trattamento personalizzato di cure per ogni diversa paziente.

Fibroadenoma – nodulo benigno costituito da tessuto solido.  Nella maggior parte dei casi, se mantiene caratteristiche tipiche, non necessita di nessun esame di approfondimento. E’ di facile riscontro nelle giovani donne che se ne accorgono attraverso una ecografia oppure perché palpano nel seno “qualcosa” di nuovo o di diverso. Se con caratteristiche di tranquillità può essere controllato annualmente. In ogni caso sarà il centro di Senologia di riferimento a stabilire gli eventuali approfondimenti e controlli.

FNAC– vedi Agoaspirato (Fine Needle Aspiration Biopsy)

Follow Up – E’ un termine inglese che sta ormai comunemente a significare il seguire clinicamente il paziente dopo una malattia. In oncologia è rappresentato dall’insieme di visite ed esami strumentali ai quali periodicamente la donna si sottopone dopo aver avuto un tumore della mammella (visita oncologica, esami del sangue, ecografia  della mammella e dell’addome, mammografia, scintigrafia ossea, ecc.)

 

G

G – grado nucleare (vedi Fattori Prognostici)

Geni BRCa1 e BRCa2 – Le mutazioni genetiche BRCa1 e BRCa2 sono le responsabili di una quota (circa il 10-12%) di carcinomi della mammella. Si tratta di una modificazione di tipo ereditario che riguarda sia uomini che donne e che quindi può riguardare sia la famiglia materna che paterna. Un genitore con questo tipo di mutazione può trasmetterla nei figli con una possibilità del 50%. Infatti il patrimonio genetico  di ciascun individuo proviene per il 50% dal padre e per il 50% dalla madre. Il senologo clinico in base alla storia clinica del paziente (anamnesi) valuterà se esistono le caratteristiche per avviarlo ad un colloquio con il genetista. La ricerca di questo tipo di mutazione prevede innanzitutto un incontro di counseling genetico con un genetista; in tale incontro verrà ricostruito l’albero geneaologico familiare per quanto riguarda l’insorgenza dei diversi tipi di tumore. Il genetista deciderà in base a tale evidenza se la persona ha indicazione a sottoporsi all’esame genetico (prelievo di sangue). L’indagine è molto costosa e spesso può richiedere anche tempi lunghi per essere svolta (analisi di milioni di geni). Nel caso vi sia una mutazione genetica BRCa1 o 2 l’individuo ha una probabilità intorno al 70% di sviluppare la malattia nel corso della vita (non la certezza quindi). Ci sono al momento alcuni studi riguardo la farmaco prevenzione (farmaci in grado di contrastare l’insorgenza della malattia nei portatori della mutazione), ma gli studi non sono completi ed esistono solo dei centri in Italia di arruolamento per questo tipo di ricerca. Un’altra ipotesi è quella di sottoporsi per l’individuo mutato, all’asportazione profiltattica di ambedue le ghiandole mammarie (mammectomia sottocutanea bilaterale) ed eventualmente all’asportazione delle ovaie. Ma la traumaticità anche da un punto di vista psicologico di questi tipi di percorsi richiede l’affidamento della persona interessata ad un centro senologico dotato di consulenza psiconcologica. Occorre ricordare che il test normalmente viene effettuato sulla persona affetta dal tumore e nella quale si rilevi una storia familiare che fa sospettare la natura ereditaria ( 2 collaterali vicini che abbiano avuto il carcinoma della mammella o ovarico in età < 50 anni, 3 collaterali vicini che lo abbiano avuto in qualunque età, 1 familiare maschio con carcinoma mammario, 1 collaterale vicino con carcinoma mammario bilaterale, 1 collaterale vicino con carcinoma mammario e ovarico, 1 collaterale vicino con carcinoma mammario o ovarico in età giovane al di sotto dei 40 anni). Solo dopo aver dimostrato la presenza di mutazione genetica nella persona affetta da tumore si prenderanno in considerazione i familiari sani in linea diretta, nel caso vogliano liberamente sottoporsi al test. Nel caso di persona sana con evidenza di familiarità per carcinoma del mammella e/o ovaio, ma senza collaterali viventi, il genetista deciderà se sottoporre al test direttamente l’individuo sano.

 

I

Infiltrante (Tumore) – le cellule del tumore non sono più contenute solo all’interno dei dotti  (canali del latte), ma al microscopio viene evidenziato il supermento della membrana del dotto da parte delle cellule. Infiltrante quindi non vuol dire che “ha messo radici” come molte donne pensano, ma è un dato leggibile solo dall’anatomo patologo che analizza il tumore. In questo consiste la differenza con il tumore “in situ” (vedi In Situ). Nel caso di tumore infiltrante c’è possibilità che le cellule possano prendere la via linfatica (andare ai linfonodi del cavo ascellare), o la via del sangue (andare in altri organi più lontani), ma è una ipotesi piuttosto remota soprattutto per tumori diagnosticati in una fase precoce, frutto della prevenzione. Il tumore infiltrante necessita in genere di cure successive alla chirurgia (vedi Adiuvante).

In Situ (Tumore) – le cellule del tumore sono tutte contenute nei dotti (canali del latte); questo dato è visibile solo al microscopio da opera dell’anatomo patologo. Pertanto non possono andare in altri organi (linfonodi, polmone, ossa, ecc) perché non incontrano le vie linfatiche e del sangue. Ha una prognosi sicuramente favorevole (andamento buono della malattia equivalente a guarigione attraverso la sola chirurgia). Il carcinoma “in situ” spesso si manifesta con delle micro calcificazioni alla mammografia. In genere non è neanche necessario effettuare l’analisi del Linfonodo Sentinella.

IORT – IntraOperative Radio Therapy. La Radioterapia IntraOperatoria è uno dei possibili trattamenti radioterapici da effettuare dopo l’asportazione del tumore della mammella. Innanzitutto la struttura alla quale ci si affida per l’intervento chirurgico deve essere dotata di questo tipo di macchinario molto costoso e che necessità di una equipe di Radioterapisti e Fisici con una esperienza specifica maturata in questo settore. La IORT consiste nel poter irradiare durante il tempo operatorio la zona dalla quale è stato asportato il tumore; quello che normalmente si chiama “boost” e che si effettua anche nel regolare trattamento di radioterapia esterno, successiva all’intervento chrirurgico (e in tal caso si svolge in 5 giorni). Gli studi scientifici su pazienti (trials clinici) stanno cercando di dimostrare l’equivalenza tra il trattamento IORT (radioterapia solo intraoperatoria ed esclusivamente della zona affetta dal tumore asportato) e il trattamento radioterapico tradizionale (a fasci esterni) che prevede l’irradazione di tutta la mammella residua + il boost. Attualmente gli studi prevedono di arruolare per questo tipo di trattamento le donne affette da tumore della mammella in postmenopausa e con tumore non più grande di 2cm. Esistono anche degli studi che prevedono l’associazione della IORT alla successiva radioterapia a fasci esterni del resto della mammella (senza i 5 giorni di boost perché già effettuati intraoperatoriamente). I vantaggi di questo tipo di trattamento potrebbero essere numerosi, compreso il disagio delle pazienti di doversi recare quotidianamente nel centro di Radioterapia per 5 settimane, lo snellire il lavoro dei macchinari nel centri radioterapici (spesso insufficienti per numero sui diversi territori rispetto alla richiesta), abbreviare il tempo di cura dei pazienti oncologici.

 

K

Ki-67 (o Mib1) – è un valore che ritroviamo nell’esame istologico di un tumore della mammella e indica con quale velocità le cellule del carcinoma si riproducono. Un valore aldisopra del 15% indica una velocità piuttosto rapida, ma non è da intendere in termini di tempo come ad esempio giorni. Nelle donne giovani con tumore del seno spesso il valore è elevato, anche in relazione alle rapide attività biologiche tipiche di chi è giovane. E’ un indice utile all’oncologo per valutare il tipo di terapie.

 

L

Linfonodi (N) (vedi Fattori Prognostici)

Linfoadenectomia (o Linfectomia) Ascellare – l’asportazione in blocco dei linfonodi del cavo ascellare dalla parte dove è presente un tumore della mammella. I linfonodi sono in numero variabile per ciascun individuo, pertanto solo dall’esame istologico si potrà sapere quanti ne sono stati tolti. Sono disposti in 3 livelli (I, II e III, secondo la profondità dove sono situati). Può accadere che qualche linfonodo rimanga nel cavo ascellare anche dopo la linfoadenectomia, in quanto il chirurgo senologo toglie in blocco tutto il tessuto grasso intorno ai vasi sanguigni dell’ascella e non può vedere ad occhio nudo se e quanti linfonodi ci siano (si vede solo al microscopio).

Lobulare – che nasce dal lobulo. I lobuli rappresentano anatomicamente le unità funzionali della ghiandola mammaria. Il carcinoma lobulare è una delle possibili varianti istologiche del tumore mammario. Ha una maggiore possibilità rispetto a quello di tipo duttale, di essere multifocale ( più focolai nello stesso quadrante o anche in quadranti diversi) e anche bilaterale (in entrambe le mammelle). Per tale motivo, in presenza di una diagnosi di carcinoma lobulare , sarà cura del senologo che ha in cura la paziente (radiologo, oncologo, chirurgo, ecc) effettuare preoperatoriamente tutte le indagini atte a evidenziare eventuali altri focolai di malattia in entrambi i seni. E’ comunque possibile che solo dopo l’intervento chirurgico, l’anatomo patologo possa mettere in evidenza più focolai visibili solo al microscopio. Questa evenienza, che in una bassa percentuale di casi, è sempre possibile per tutti i tipi di tumore, deve far valutare all’equipe del percorso senologico, la opportunità o meno di un reintervento chirurgico. Le condizioni che possono far sottoporre una paziente ad un ulteriore intervento chirurgico sono sempre ben valutate dall’equipe, tenendo conto di tutta una serie di fattori personali di ciascun caso clinico (mammografia, ecografia, RM, esame istologico, dimensioni del primo tumore, distanza in mm del tumore e degli altri eventuali focolai dai margini di sezione chirurgica, caratteristiche biologiche del tumore, dimensioni della mammella interessata, ecc). Da quanto esposto risulta chiaro che le decisioni inerenti un intervento chirurgico per carcinoma della mammella debbano essere prese collegialmente e con tutte le precauzioni del caso; si intuisce la necessità di doversi affidare a centri specialistici qualificati e ancor meglio se certificati per il trattamento di questa patologia. Dal rilevamento di un carcinoma della mammella al suo inizio di trattamento possono passare secondo le Linee Guida Nazionali fino a 3-5 settimane; si intuisce pertanto che si ha tempo  a disposizione per una corretta diagnosi e, di conseguenza, per una corretta messa in opera della strategia di trattamento per ogni singolo caso.

Localmente Avanzato (Tumore) – tumore della mammella di dimensioni superiori ai 2.5cm, di tipo infiltrante (vedi Infiltrante), soprattutto se duttale, che interessa buona parte della mammella. In alcuni casi sono già coinvolti anche i linfonodi del cavo ascellare; attraverso l’ecografia e l’agoaspirato viene dimostrata la presenza di cellule tumorali nei linfonodi. Generalmente questo tipo di tumori viene avviato ad una chemioterapia neoadiuvante (vedi Neoadiuvante); è importante quindi che prima di prendere una decisione ci si affidi ad una biopsia (vedi Biopsia, Core Biopsy) del tessuto tumorale per valutare i fattori prognostici (vedi Fattori Prognostici) e cioè la carta di identità del tumore per scegliere la cura più giusta ed efficace.

LS (Linfonodo Sentinella) – si tratta del primo linfonodo del cavo ascellare e che quindi fa “da sentinella”. Attraverso un liquido (definito mezzo) nucleare che viene iniettato in prossimità dell’areola della mammella affetta dal tumore, si identifica con una linfoscintigrafia (esame strumentale di medicina nucleare) il primo linfonodo del cavo ascellare. Grazie al liquido iniettato il chirurgo in sala operatoria utilizzerà una sonda (probe gamma camera) che gli permetterà attraverso un suono di identificare esattamente dove si trova il Linfonodo Sentinella e, quindi, di asportare solo quello e farlo analizzare durante l’intervento stesso (cioè in estemporanea). Se non si trovano cellule tumorali, gli altri linfonodi del cavo ascellare verranno lasciati in sede; nel caso si trovino delle metastasi (cellule maligne), si procederà alla asportazione di tutti gli altri linfonodi del cavo (linfadenectomia). In una percentuale di casi intorno al 5% le cellule tumorali possono essere viste solo con l’esame definitivo istologico; in questa minima percentuale di casi la paziente potrebbe essere invitata a sottoporsi ad un secondo intervento per asportare gli altri linfonodi.

Lumpectomy – asportazione chirurgica della sola lesione mammaria con una margine esiguo di tessuto circostante. Tale tecnica è utilizzata prevalentemente per le lesioni di tipo benigno, ma in alcuni casi (pazienti anziane, trials clinici, ecc) può essere proposta anche per l’asportazione di un piccolo carcinoma.

 

M

Mammografia – E’ una indagine radiologica che utilizza le radiazioni ionizzanti. Le apparecchiature recenti sono tutte low dose, ovvero utilizzano un quantitativo di Raggi X minimo. Basti pensare che fino a diversi anni fa se si poneva una lastra lontana qualche metro dal mammografo, questa si impressionava quando venivano erogate le radiazioni; oggi con i macchinari di recente acquisizione si ottiene un fascio di radiazioni finalizzate alla sola mammella e nell’ambiente vicino non c’è alcuna dispersione di radiazioni. Dopo i 40 anni la mammografia risulta essere dagli studi scientifici, l’indagine più idonea a rilevare un carcinoma in fase precoce; va eseguita ogni 12-18 mesi e non si devono mai superare i 24 mesi tra una indagine e l’altra al fine di garantire una diagnosi precoce. Nella pratica clinica si inizia anche a 35 anni (e in casi selezionati anche prima) nei casi di familiarità, nelle donne con possibile gravidanza in età matura, nei seni molto voluminosi e prevalentemente costituiti da grasso, ecc. Il carcinoma della mammella può manifestarsi in diversi modi: micro calcificazioni, distorsione ghiandolare, nodulo. Nei primi 2 casi sarà la mammografia l’indagine che più precocemente potrà mettere in evidenza questo tipo di alterazioni; mentre nel caso di un nodulo le probabilità di precoce rilievo sono affidate sia all’ecografia che alla mammografia; con un vantaggio certo dell’ecografia nelle donne più giovani (< 45 anni) o con seni particolarmente densi anche in età più avanzata (costituzione, utilizzo di ormoni, ecc). La mammografia viene effettuata con 2 (o meglio 3) radiografie per mammella: proiezione obliqua, cranio caudale, laterale. Il radiologo clinico potrà aggiungere ulteriori radiogrammi (particolari, compressioni mirate, ecc) laddove necessario. La mammella è posta su una piattaforma e viene compressa più o meno delicatamente tenendo conto anche del volume e della consistenza del tessuto. Diverse le tecnologie a disposizione: analogica, digitale, tomosintesi, La analogica è tuttora utilizzata in molti centri di senologia e continua ad offrire alcuni vantaggi in termini di definizione delle immagini in presenza di personale qualificato e dedicato. La tecnica digitale sta man mano sostituendo la analogica; comporta dei vantaggi in termini di archiviazione delle immagini, la loro possibile elaborazione, l’interpretazione meno complessa soprattutto se letta in differita e quindi senza la presenza della paziente (molto utile soprattutto negli Screening mammografici territoriali).

Mammotome Stereotassico – procedura di biopsia con guida radiologica (raggi X) che utilizza un tavolo particolare digitalizzato sul quale la paziente sta prona (a pancia in giù) con la mammella che pende in un buco, nel quale è contenuta la strumentazione per effettuare la biopsia. La si utilizza prevalentemente per fare un esame istologico delle microcalcificazioni sospette. Non è dolorosa, si pratica una anestesia locale (tipo quella per i denti), non sono necessari punti ma solo un piccolo cerotto da portare per qualche giorno.

Mastectomia – asportazione totale della mammella affetta dal tumore. Non sempre si rende necessario portare via chirurgicamente tutta la pelle, l’areola e il capezzolo. Dipende dal tipo di tumore e da dove sia localizzato. Deciderà in chirurgo senologo il tipo di intervento migliore per assicurare alla paziente un buon risultato oncologico ed estetico. E’ importante sapere che a differenza di molti anni fa, è oggi possibile ricostruire la mammella contestualmente (cioè nello stesso tempo della demolizione, cioè un unico intervento). Solo in pochissimi casi (ad esempio: infiltrazione del muscolo pettorale da parte del tumore) è sconsigliabile la ricostruzione immediata.

Metastasi – la possibilità che un tumore si presenti nuovamente, ma in un altro organo. Le cellule del tumore della mammella ad esempio possono essere portate in circolo dai vasi linfatici e quindi localizzarsi nei linfonodi, oppure dai vasi del sangue e localizzarsi in altri organi come ossa, polmone, fegato, cervello. E’ un evento piuttosto raro, soprattutto nelle donne che facendo periodicamente e regolarmente prevenzione, viene eventualmente riscontrato un tumore piccolo e in fase iniziale. E’ necessario in ogni caso in caso di tumore della mammella di tipo infiltrante (vedi Infiltrante)  sottoporsi ad indagini cosiddette di stadiazione che scongiurino la presenza di metastasi (es. scintigrafia ossea, ecografia addominale, TC, PET, ecc)

Microcalcificazioni – particelle di sali di calcio che si depositano nel seno e si evidenziano alla mammografia come minimi corpi opachi lucenti. Hanno dimensioni inferiori al mm (millimetro). Di per sé le micro calcificazioni sono inerti (cellule non attive), ma il loro numero, forma, disposizione (pulvurulente, stellariforme, bastoncellari, ecc) può far supporre l’esistenza di un tumore nel tessuto che contiene le microcalcificazioni (in questo caso definite sospette). Il radiologo decide di caso in caso la opportunità di una biopsia per formulare una diagnosi corretta. Se possibile non asportarle direttamente con la chirurgia; si potrebbero perdere elementi importanti e la paziente potrebbe avere necessità di un secondo intervento chirurgico (vedi mammotome stereotassico)

 

N

N – sinonimo di Linfonodi (vedi Fattori Prognostici)

NeoAdiuvante – un trattamento farmacologico, in genere chemioterapia, che venga iniziato prima dell’intervento chirurgico. In alcuni casi, o per le dimensioni del tumore, o per il coinvolgimento già di linfonodi metastatici (vedi Metastasi), o per fattori prognostici non favorevoli (vedi fattori Prognostici), o per la giovane età delle pazienti, si può iniziare in trattamento con una chemioterapia (diversi cicli, in genere anche fino ad 8). Lo scopo di questo trattamento è duplice: aggredire subito il tumore ed eventuali metastasi per ridurre le dimensioni (a volte fino alla scopmarsa), bonificare da subito tutto il corpo con un trattamento non locale (come la chirurgia), ma sistemico (come la chemioterapia che agisce su tutto il corpo uccidendo possibili cellule malate in circolo). La moderna oncologia medica si fonda su molti di questi principi; questo tipo di trattamenti non hanno un significato peggiorativo per le pazienti in termini di gravità; certamente si sta trattando un tumore “localmente avanzato” (vedi Localmente Avanzato), ma le possibilità di cura sono molto alte e devono essere attuate a salvaguardia del futuro della paziente. Molte donne temono quando il tumore non viene immediatamente tolto dal seno. E’ compito dei medici far capire alle pazienti che, in alcuni casi, è meglio un trattamento neoadiuvante e poi operare per ottenere il migliore dei risultati.

Nodulo – parte di tessuto solido della mammella che appare di diversa consistenza e aspetto alle diverse indagini (ecografia, mammografia, palpazione nel caso sia superficiale). Si distingue dalla cisti perché questa ultima contiene del liquido e non è di interesse diagnostico. Il nodulo solido, invece, necessita sempre di una diagnosi più accurata. Nel caso non siano sufficienti la ecografia e la mammografia per poter distinguere un nodulo benigno da uno possibilmente maligno, è indispensabile ricorrere all’agoaspirato o alla biopsia (vedi le voci relative).

 

O

Ormono dipendente – Alcuni tumori maligni del seno hanno una dipendenza dagli ormoni Estrogeno e Progesterone.Questi 2 ormoni sono presenti nelle cellule del seno tutta la vita, indipendentemente dalla menopausa. I tumori della mammella che presentano ormoni molto elevati sono quelli che hanno un andamento più favorevole e vanno trattati con una categoria di farmaci che, nel caso di donna ancora in età fertile e cioè con ciclo mestruale, farà sospendere in ciclo mestruale stesso per almeno 2 anni (menopausa farmacologica: Enantone, Decapeptyl, Zoladex) e che proteggeranno la paziente per possibili recidive (Tamoxifene, AntiAromatasici) da protrarre per almeno 5 anni.

 

P

PET – la tomografia a emissione di positroni (o PET, dall'inglese Positron Emission Tomography) è una tecnica di medicina nucleare e di diagnostica medica utilizzata per dare informazioni di tipo fisiologico (funzionale) del corpo umano. Viene iniettato per via endovenosa un zucchero radioattivo che si fisserà alle cellule tumorali. Le apparecchiature più in uso sono TC-PET; pertanto uniscono i vantaggi della TC (cioè quello di poter vedere gli organi ed eventuali lesioni come sono fatte, cioè morfologicamente), a quelli della PET (distinguere come eventuali lesioni “mangino” questo zucchero e pertanto così distinguere cellule benigne da quelle maligne). Questo esame viene utilizzato nel tumore del seno non di routine, ma comunque per svariati motivi: 1) quando si sospettino delle metastasi (vedi Metastasi), 2) quando un tumore del seno ha dimensioni superiori ai 2,5cm e viene decisa una chemioterapia neoadiuvante (vedi neoadiuvante) per monitorizzare la risposta ai farmaci, 3) quando già è iniziato un trattamento farmacologico per delle metastasi e si vuole monitorizzare la efficacia dei farmaci.

Progesterone (vedi Fattori Prognostici)

 

Q

Quadrantectomia – l’intervento conservativo per eccellenza nel caso di un tumore della mammella che non superi i 2-2.5cm di diametro. È il chirurgo insieme alla equipe senologica diagnostica a valutare il tipo di intervento più idoneo di caso in caso. Nella valutazione della possibile quadrantectomia va tenuta in considerazione: grandezza del nodulo, se focolaio unico o multiplo, mammella piccola o grande, vicinanza del nodulo alla regione dell’areola, ecc. Nel caso si effettui un intervento conservativo, successivamente andrà effettuata la radioterapia per bonificare tutto il tessuto che rimane (vedi Radioterapia).

QUART – Termine acronimo che sta ad indicare la Quadrantectomia + la Radioterapia

 

R

Radioterapia – terapia medica che utilizza le radiazioni ionizzanti per distruggere localmente delle cellule e dei tessuti tumorali. Viene impiegata in genere in modo combinato con altre terapie mediche (anti ormono, chemioterapia) per il controllo del tumore del seno successivamente alla asportazione chirurgica. Nella chirurgia conservativa (quadrantectomia per carcinoma infiltrante e, a volte, anche per il carcinoma in situ) serve a bonificare tutto il resto della mammella che conteneva il tumore. Se associata ad anti ormono terapia precede nel tempo questa ultima (prima la radioterapia); nel caso sia associata a chemioterapia si privilegerà la chemio (prima la chemioterapia). In genere dura 5-6 settimane; viene effettuata tutti i giorni tranne il sabato e la domenica. I radioterapisti avranno cura di consigliare la paziente per cosa utilizzare per mantenere elastica e idratata la pelle affinché si danneggi il meno possibile durante il trattamento. Viene utilizzata a volte anche nel caso di recidive (nuovo tumore locale o a distanza); ad esempio alcune metastasi ossee possono essere trattate con radioterapia (valutazione oncologica e radioterapica).

Recidiva – è la possibilità che un tumore torni nuovamente. In genere per recidiva si intende quella locale, cioè che si presenta nello stesso posto dove era localizzato precedentemente il tumore, o nella stessa mammella in ogni caso.

Ricostruzione – la ricostruzione della mammella può essere contestuale e cioè contemporanea all’intervento di mastectomia (vedi Mastectomia), ovvero differita e cioè successiva alla asportazione della mammella. Laddove possibile, sia per un fatto estetico, che psicologico, che funzionale, è sempre consigliabile accettare la ricostruzione in un unico tempo chirurgico (cioè immediata). I chirurghi senologo e plastico, decideranno il tipo di intervento migliore per ciascun caso oncologico ( protesi, lembo muscolo dorsale, lembo DIEP, ecc) tenendo conto anche della fisionomia di ciascuna paziente che andrà accuratamente visitata e valutata. Nella valutazione di un intervento chirurgico, soprattutto se questo prevede anche la fase di ricostruzione, dovranno necessariamente essere presi in considerazione molteplici fattori anche di ordine generale che riguardano la paziente (malattie metaboliche, rischio cardio vascolare, assunzione di farmaci, obesità, fumo, ecc) e valutarli anche con il supporto cardiologico e anestesiologico.

ROLL – metodica di medicina nucleare attraverso la quale si identifica nella mammella un nodulo di piccole dimensioni e talmente profondo che non si può palpare. Si inietta con la guida ecografia o radiologica un liquido nel nodulo, o nelle micro calcificazioni o comunque nel tessuto vicino alla lesione da dover asportare. Il chirurgo attraverso una sonda (probe gamma camera) rileverà in sala operatoria esattamente dove si trova il nodulo per asportarlo in tutta sicurezza. Con questa metodica si è più precisi nella asportazione e si risparmia anche del tessuto sano.

 

S

SNOLL – metodica di medicina nucleare mediante la quale si identifica il linfonodo sentinella del cavo ascellare (vedi LS)

Stadiazione – L’insieme di indagini necessarie per valutare nel suo insieme una paziente con carcinoma della mammella. La stadi azione è indispensabile per offrire alla paziente in trattamento di cura migliore e più appropriato. Questo è il motivo per il quale alcune indagini come ecografia dei cavi ascellari, ecografia dell’addome, scintigrafia ossea, andrebbero eseguite prima di sottoporre la paziente ad intervento chirurgico di asportazione del tumore.

Secrezione dal Capezzolo (vedi Discharge)

 

T

Tumore -  si tratta di un nodulo che può avere caratteristiche sia benigne che maligne. Ma nell'uso comune si usa dire tumore del seno per indicare una formazione maligna (sinonimo di carcinoma e cancro).

 

U

Unità di Senologia - Team multidisciplinare che opera in ambito senologico. Diverse professionalità: radiologi, ecografisti, chirurghi senologi, chirurghi plastici, oncologi, radioterapisi, fisiatri, psiconcologi, infermieri ecc che lavorano in squadra in una stessa struttura in un percorso che accoglie la donna con una problematica di tumore del seno. E' fondamentale lavorare in equipe per ottenere i migliori risultati. Studi scientifici recenti hanno dimostrato che le donne che sono seguite presso Unità di Senologia hanno una maggiore sopravvivenza a 5 anni valutabile intorno al 18%.

 

V

Z

Creato: Lunedì, 19 Maggio 2014 16:45
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IncontraDonna onlus. Occupiamoci di seno. La donna al centro della Salute.

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