PILLOLE ROSA

 la rubrica curata per voi dalla prof. ssa Bonifacino

«Una decisione sacrosanta». Così l'oncologo Umberto Veronesi definisce la scelta di Angelina Jolie di sottoporsi all'asportazione chirurgica delle ovaie, e ancora prima del seno, dopo aver scoperto di essere portatrice di una mutazione genetica che moltiplica il rischio di sviluppare un cancro.
«È un passo che mi aspettavo» commenta Veronesi. «Le stesse mutazioni genetiche che predispongono al tumore del seno aumentano anche le probabilità di sviluppare un tumore dell'ovaio. Fermarsi alla mastectomia sarebbe stato un percorso a metà», osserva lo scienziato. Il cancro alle ovaie e quello al seno, ricorda l’oncologo, «rappresentano insieme la più grande minaccia oncologica per la donna. E aver trovato un gene che indica l'aumento di rischio è una conquista straordinaria di cui tutte le donne dovrebbero avvantaggiarsi».
Tanto che l'ex ministro della Sanità lancia un appello all'universo rosa: «Non abbiate paura di sapere. Fate i test genetici, se necessario». Per Veronesi, infatti, «il messaggio più importante della vicenda Jolie deve essere quello di avvicinare tutte le donne che hanno familiarità» per il cancro al seno e alle ovaie «ai test genetici, che permettono di prendere decisioni consapevoli e ragionate».


Intervenire preventivamente con la chirurgia: quali rischi?
Quanto al percorso che si profila per una donna che scopre un rischio genetico amplificato di ammalarsi, Veronesi rassicura: «Parallelamente alla genetica si è molto sviluppata anche la chirurgia ricostruttiva. Per cui asportare i seni oggi è una decisione non così traumatica». Per le ovaie il discorso è più complesso, ammette: «Si pone il problema della maternità. Nel caso della Jolie un problema superato. Ma per le altre», se in età fertile, «ci rendiamo conto che non poter avere figli è il vero freno. Ciò che consigliamo è di averli il prima possibile e dopo procedere all'asportazione» delle ovaie. «L'intervento di rimozione in sé non produce effetti collaterali gravi - conclude l'oncologo - perché si possono somministrare terapie ormonali che lasciano intatta la femminilità per tutta la vita». 


Bonifacino: scelta giusta, per lei era come «bomba a orologeria»
Anche l’oncologa Adriana Bonifacino è dello stesso parere. «Una scelta giusta» quella di togliere le ovaie per Angelina Jolie: per lei era come convivere con «una bomba ad orologeria», vista la predisposizione genetica che l'aveva già portata a decidere per l'asportazione del seno. Ne è convinta Adriana Bonifacino, responsabile del Centro di senologia dell'ospedale Sant'Andrea di Roma, struttura che è anche punto di riferimento per la sorveglianza delle donne a rischio. «L'attrice, che ha già ha avuto figli e ha circa quarant'anni, ha fatto la scelta migliore: ha regalato a sé e ai suoi figli anni di vita», dice l'esperta all'Adnkronos Salute. «La vicenda della Jolie è importante le nostre pazienti - spiega la specialista - Non va assolutamente derubricata ad eccentricità da vip: il coraggio di questa ragazza, che ha reso pubblica la sua difficile condizione di persona vulnerabile al cancro, è stato di grande aiuto nella comunicazione con le pazienti a rischio». Bonifacino ricorda che quella di togliere le ovaie, nella situazione della Jolie, «è una prassi normale. La mutazione Brca1 è quella più rischiosa. E il tumore che ne può derivare è il più aggressivo. Si ha l'85% di probabilità di ammalarsi di cancro al seno e il 70% di sviluppare tumore alle ovaio».


Poche alternativepossibili
Le strade possibili sono due: fare come ha fatto la Jolie, oppure sottoporsi a un programma di sorveglianza che è molto duro. «E in questo ultimo caso - ricorda l'oncologa Bonifacini - non c'è prevenzione, ma si ha solo la possibilità di scoprire il tumore molto precocemente. E anche questo non aiuta ad evitare interventi e chemio». Ovviamente l'idea di sottoporsi alla rimozione di seno e ovaie è «difficilissima per tutte le pazienti. E sapere - attraverso l'esperienza di una donna bellissima, madre e moglie - che si può stare bene anche dopo l'ablazione è importate. Per le nostre pazienti, in particolare le più giovani - conclude Bonifacino - la scelta di togliere le ovaie è la più difficile, forse perché è legata alla fertilità e ad una menopausa forzata senza la possibilità di terapia sostitutiva. Ma le donne devono sapere che i disagi possono essere controllati attraverso una dieta sana, lo sport e la vita attiva. Come fa la Jolie». 


Lo psichiatra: attenzione alla cyber-ipocondria
«Sì alla prevenzione, no all'ossessione». Lo psichiatra Claudio Mencacci invita invece alla cautela. Se da un lato «è giusto e sacrosanto incentivare e promuovere la cultura dei corretti stili di vita, della diagnosi precoce e del giocare d'anticipo contro il cancro come pure contro altre malattie in continuo aumento», dichiara Mencacci all'Adnkronos Salute, dall'altro «occorre assolutamente evitare che la voglia di salute si trasformi in un bisogno ossessivo di controllo. Un'ansia patologica che secondo alcuni studi colpisce 5 persone su 100, vittime del cosiddetto disturbo da sintomi somatici (la vecchia ipocondria), e che nell'era di Internet e social network sfocia nel fenomeno nuovo e dilagante della cyber-ipocondria», avverte il direttore del Dipartimento di neuroscienze dell'ospedale Fatebenefratelli di Milano.


L’epidemiologo: scelta ragionevole
Una scelta «impegnativa ma ragionevole», quella di Angelina Jolie, «considerata la mutazione di cui è portatrice». Lo dice all'Adnkronos Salute l'epidemiologo dell'Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri di Milano, Carlo La Vecchia, a margine di un convegno a Firenze su alimentazione, nutrienti, salute e corretta informazione. «Sicuramente la prima decisione, quella di asportare il seno, sarà stata ancora più difficile: le protesi hanno una durata limitata nel tempo e una donna giovane - sottolinea La Vecchia - deve mettere in conto una serie di sostituzioni. Ma con queste mutazioni, quelle del gene Brca1 e del Brca2, la strategia alternativa è quella di un follow up molto stretto e ravvicinato. Infine - conclude - bisogna dire che con la chirurgia preventiva la riduzione del rischio non è totale. Si tratta comunque di scelte personali, che la donna deve fare insieme all'oncologo».


Test predittivi anche in Italia
Il merito dell'annuncio shock di Angelina Jolie, l'attrice premio Oscar che oggi ha rivelato al mondo di aver proceduto con un secondo intervento chirurgico preventivo di asportazione delle ovaie dopo quello del seno, è di aver fatto conoscere al mondo femminile che esiste un test predittivo del rischio di cancro. È l'ormai noto esame del Dna per la ricerca dell'eventuale gene mutato Brca1 e Brca2 che si effettua con un semplice prelievo del sangue. In Italia, se regolarmente prescritto, il test è rimborsato dal Servizio sanitario nazionale «e oggi possiamo affermare che è abbastanza diffuso, con strutture in grado di offrirlo un po' in tutto il Paese», assicura all'Adnkronos Salute Andrea Urbani, presidente della Società europea di proteomica. La predisposizione genetica riguarda comunque solo una percentuale fra il 5 e il 10% della popolazione femminile. Sei persone su 10 con il gene Brca1 mutato sviluppano tumore ovarico, e anche il 20% di chi presenta una mutazione del Brca2 è destinato ad ammalarsi. Quando c'è una storia familiare di tumori di questo tipo è dunque consigliabile effettuare i test genetici.

 

 Articolo estratto da "ILSOLE24ORE" - LINK

 

 

Creato: Domenica, 13 Marzo 2016 16:11
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